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 Beyala: terra d`incontro

Beyala: terra d`incontro

di Maria Agostinelli e Valeria Merola D: Nei suoi romanzi, e in particolare ne Gli onori perduti, si assiste a una sorta di scontro tra civiltà: quella africana di provenienza e quella europea di arrivo. Lei racconta la difficile integrazione tra le due mentalità e i due diversi bagagli di tradizioni. Qual è la sua esperienza di immigrazione? Assomiglia a quella dei suoi personaggi, fermamente radicati nella loro identità culturale? Guarda e ascolta la risposta R: La mia vita assomiglia un po’ a quella della protagonista degli Onori perduti. Ma la mia vita non è una sconfitta, né posso dire di aver vissuto le difficoltà legate all’immigrazione. Sono arrivata in Francia molto giovane, per fare i miei studi. Sono stata catturata dal mondo occidentale, sia dal punto di vista intellettuale, che dallo stile di vita. Sì, certamente ho subìto uno shock culturale, ma lo shock culturale è vissuto da entrambe le culture, sia da quella africana che da quella francese: da un africano che vede per la prima volta il francese, ma anche da un francese che vede per la prima volta in africano. E questo è l’interessante in questi scambi. La mia vita somiglia in parte a quella dei personaggi dei miei romanzi, anche se io ho incontrato molte meno difficoltà di loro. Non ho avuto problemi di documenti, conoscevo perfettamente il francese, ero studentessa e di conseguenza mi sono integrata abbastanza bene. Poi l’identità è una cosa che cambia, è una cosa mobile. La mia identità è diventata ibrida, ha assunto qualcosa di occidentale. Posso dire di essere africana nell’anima e di avere uno spirito occidentale. D: Che cos’è per lei il viaggio? In che modo il viaggio trasforma le protagoniste dei suoi romanzi? Guarda e ascolta la risposta R: Il viaggio mette i miei personaggi in situazioni complesse, perché l’identità ha la tendenza a resistere ai cambiamenti. Il viaggio può essere un sogno, ma anche un orrore e un incubo. I miei personaggi fanno viaggi per sopravvivere, sono obbligati a viaggiare per cambiare la loro situazione e quindi sono obbligati a cambiare sé stessi. D: La Parigi in cui si trovano a vivere Saïda ed Eve-Marie è una città-ghetto, che per quanto finga di accogliere gli stranieri di fatto li isola. É questa la sensazione che ha vissuto? Guarda e ascolta la risposta R: La Francia è un paese democratico, aperto, ma non bisogna dimenticare che è stato anche un paese dalla monarchia assoluta, in cui la comunità non esiste, le classi sociali sono molto rigide. È un paese che quindi ha la tendenza a chiudersi, a ripiegarsi su sé stesso. È ovvio che l’africano che arriva a Parigi non va ad abitare in quartieri borghesi o altoborghesi, come il VI arrondissement, ma vive in quartieri periferici, ai margini della città, come il XX o il XVIII arrondissement. La struttura della società fa sì che gli stranieri si raggruppino in zone separate e questo dà la sensazione della chiusura della società. Ma allo stesso tempo, se leggete la storia dei miei personaggi, vedete che Saïda appena arriva a Parigi, pur restando in un ambiente africano, impara a leggere e scrivere e a emanciparsi dalla sua personalità e dalla sua religione musulmana. Così Eve-Marie, che cerca di diventare una scrittrice, scrive romanzi che nessun editore vuole accettare e apre un ristorante di cucina africana, in cui riceve clienti di ogni nazionalità. Il suo integramento nella società europea si compirà però attraverso il matrimonio con un francese. Diciamo che esistono delle fessure, nelle quali i miei personaggi si intrufolano per integrarsi nella società occidentale. D: Il sesso è una cartina di tornasole dell’identità culturale. Basta pensare alla «patente di verginità» di cui Saïda si sente orgogliosa, nonostante l’età avanzata. In che modo l’identità sessuale condiziona le protagoniste – tutte donne - dei suoi romanzi? Guarda e ascolta la risposta R: La sessualità è la totalità dell’integrazione. In queste culture si dimentica che la donna è cultura e la donna è la garante della perpetuità. Quando un’africana arriva a Parigi e continua ad essere vergine, musulmana o no che sia, dimostra un ripiegamento sulle proprie origini. Se invece si libera, si toglie il velo e inizia ad avere una vita sessuale significa che si muove verso l’altro e verso l’integrazione. La sessualità di conseguenza è il segno evidente di un’integrazione riuscita o meno.

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