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 Critical wine: sensibilità planetaria, agricoltura contadina e rivoluzione dei consumi

Critical wine: sensibilità planetaria, agricoltura contadina e rivoluzione dei consumi

di Claudia Bonadonna

Critical wine, ovvero “vino critico”: che sia di buona qualità, che non speculi sul prezzo, che rispetti l’ambiente, che non sia deviato dalle fetide scorciatoie della produzione industriale di massa. Critical Wine è stata anche una serie di appuntamenti organizzati da Luigi Veronelli lo scorso anno a Verona e Milano: centinaia di piccoli e medi produttori sono accorsi a raccontare ad un festante pubblico di curiosi, appassionati e assaggiatori i problemi di chi fabbrica vino. Critical Wine è oggi un libro di recente uscita per la romana DeriveApprodi (Terra e libertà/Critical wine, pp. 240 euro 13.50): una raccolta di testimonianze e atti dell’iniziativa ed una seria riflessione sulle necessità di una produzione agroalimentare e di un consumo consapevole. Possono un’etichetta e un prezzo diventare manifesto politico? Lo abbiamo chiesto ad uno dei promotori, nonché curatore del volume, Marc Tibaldi.

Progetto Critical Wine: nascita, motivazioni, attitudini, sviluppi...

Un gruppo di amici di varie realtà di movimento ha raccolto le sollecitazioni di Luigi Veronelli ad occuparsi dei problemi della terra, cercando concatenazioni, riflessioni, sviluppi, soluzioni pratiche. Per problemi della terra intendiamo quel grumo di questioni divenuto ormai centrale per la vita di ognuno: agricoltura, alimentazione, ambiente, acqua, ogm, multinazionali, modelli di sviluppo e di consumo, squilibri tra Paesi ricchi e Paesi impoveriti, sovranità alimentare, una politica planetaria di dominio che perpetua l’ingiustizia? Nel gennaio del 2003 abbiamo proposto al centro sociale La Chimica di Verona l’organizzazione di un evento in concomitanza al Vinitaly, maggior fiera internazionale del settore. Si è svolto così il primo Terra e libertà/Critical wine: tre giorni con convegni, vignaioli e altri contadini, degustazioni, musiche e happening. Eravamo (e siamo) convinti che la costruzione di una sensibilità planetaria possa partire anche da un frutto della terra, con la volontà di una difesa “pratica” della vita materiale, contro le nocività politiche, culturali, sociali, tecnologiche che l’assediano al fine di svalutarne l’esperienza sensoriale, le capacità dialettiche del linguaggio, la coscienza del vissuto individuale e dei processi storici. La Terra, la terra, la Terra, la terra, la Terra, la terra, la Terra? il vino frutto della terra e del lavoro dell’uomo; compagno dialettico che ci riporta alla terra e ci invita alla comunanza e ad altri modi percettivi; intercessore privilegiato uomo/terra. Dal vino abbiamo voluto partire, dalla bottiglia che ci arriva sulla tavola, dal bicchiere che beviamo, per fare un percorso a ritroso: che ci porti a chi il vino lo vende, a chi lo produce, a chi coltiva le viti. Vogliamo farne uno strumento di conoscenza, che dal piacere, dal gusto, da un approccio personale e soggettivo, ci porti ad affrontare temi che riguardano tutte e tutti, a ragionare di contadini e di lavoro contadino, di terra e di ambiente, di come e cosa produce l’agricoltura. E, seguendo un filo del discorso che si dipana sempre più, discutere insieme di prodotti dei campi, di tutela della biodiversità, di varietà ormai rare sacrificate sull’altare del Mercato, dell’omologazione del gusto, di un’agricoltura in armonia con l’ambiente e di un’agricoltura industriale che divora l’ambiente. E, ancora, ragionare su quello che consumiamo, sulla qualità, sul prezzo dei prodotti che mangiamo e beviamo, sul tempo che dedichiamo al loro acquisto e alla loro preparazione.

Un bilancio sulle rassegne da voi condotte.

Bilancio positivissimo. Grazie a questi eventi - e ora grazie la libro - si è creato un interesse tale per cui in molte città si stanno preparando dei critical wine, e quel che più ci piace è che ogni realtà aggiunge elaborazioni e proposte proprie. Se posso dare qualche data già definitiva: a Empoli (CS Intifada) il 25 e 26 giugno, a la Spezia il 30 e 31 luglio, a Roma (CS Forte Prenestino) il 23 e 24 ottobre. Inoltre nei prossimi due mesi sono già programmate quasi 20 presentazioni.

Vino e centri sociali. Mi viene da riassumere così, con un po' di effetto giornalistico, la vostra iniziativa. L'idea però che sulla produzione e sul consumo di vino - che oggi siamo abituati a pensare come bene elitario, come raffinatezza per consumatori acculturati - possa giocarsi una battaglia "popolare" e "rivoluzionaria" come quella per la costruzione di una nuova sensibilità planetaria, mi sembra davvero qualcosa di intrinsecamente, bizzarramente sovversivo…

Svelare le contraddizioni, mettere assieme cose apparentemente distanti, cercare connessioni per una sensibilità ricombinante. Ecco, siamo partiti dal vino per molti motivi: per l’amicizia con Veronelli; perché, come lui ci ha insegnato, il vino ci parla. Come tutti i prodotti della terra, anzi meglio, grazie al rapporto dialettico che con esso si può instaurare, dovuto al potere dell’ebbrezza, che già gli antichi conoscevano. Ma è stato anche un pretesto, partire dal vino per parlare degli altri prodotti e dei problemi della terra. Crediamo che Terra e libertà/Critical wine, possa segnare un cambiamento nella sensibilità del movimento riguardo ai temi dell’ambiente, dell’agricoltura, dell’alimentazione, ma non solo, un contributo significativo all’analisi delle politiche planetarie di dominio e alla definizione di una più efficace strategia di lotte. Negli anni passati sono nate esperienze significative, ma settoriali (a volte deboli): dai gruppi di boicottaggio dei marchi multinazionali, a quelli di acquisto solidale (che danno importanza al potere e alla coscienza dei consumatori, che hanno allargato l’attenzione verso un modo non consumista di avvicinarsi al cibo), dal commercio equo e solidale (quale pratica responsabile di rifiuto dello sfruttamento dei paesi del Sud del mondo), al movimento ecologista (che, nelle posizioni più radicali, ha contribuito ad allargare il “sentire” la T/terra). Negli anni passati è nato anche un movimento internazionale (e organizzato) dei contadini, raccolto essenzialmente attorno al coordinamento di Via Campesina, che comprende dai Sem Terra brasiliani, alla Conféderation Paysanne francese al Foro contadino italiano. Terra e libertà/Critical wine aggiunge idee e pratiche a queste esperienze. Con la sua radicalità e dimensione più politica, nata da esperienze di autogestione nelle città come nelle campagne, vuole mettere in relazione produzione e comunicazione sollecitando anche un circuito virtuoso con le esperienze mediattiviste.

Saperi e sapori della vita. Nell'introduzione (che firmi insieme a Simonetta Lorigliola, Maurizio "Muro" Murari, Pino Tripodi e Luigi Veronelli) scrivi che bisogna recuperare quella percezione dell'istinto ormai alterata dalle meccaniche della produzione di massa. Puoi esplicitare il concetto?

L’introduzione è scandita dagli “atti della sensibilità planetaria”. Proprio nel primo atto interroghiamo il rapporto tra saperi e sapori, cercando di denunciare l’anestetizzazione della percezione e quindi del pensiero. Il rapporto tra saperi e sapori rischia, come tante altre cose della nostra esistenza, di scivolare nel laboratorio di marketing dell’industria agroalimentare contemporanea la quale cerca di surrogare la distruzione metodica, progressiva, scientifica dei sapori della vita presentando i suoi prodotti incommestibili. Così in tutte le rubriche di moda sui giornali o alla tv i saperi e i sapori sono nel titolo. Più che un legame, l’insistenza su saperi e sapori della propaganda dell’industria agroalimentare contemporanea, denuncia una discrasia, un antagonismo profondo, il definitivo compiersi di un divorzio sospettato da tempo tra produzione e cultura. Segnala il definitivo dominio della produzione industriale di massa non solo sui produttori ma anche sui saperi. I saperi di cui cianciano i rotocalchi di tutto il mondo non hanno alcun legame coi sapori. Sono semplicemente saperi addomesticati per sapori insensati, falsi, ingabbiati nella produzione seriale. Ciò che al sapore risulterebbe offesa viene addomesticato con saperi consolatori e carezzevoli intorno al buon tempo antico. Siamo così costretti a digerire un insulso sapere come surrogato del sapore. Man mano che si distruggono i sapori ci abituiamo a consolarci con il sapere fino a quando avvertiamo la percezione, terribile e tremenda, che quel sapere che aveva surrogato, tollerato, argomentato la distruzione dei sapori, conduceva alla medesima insensatezza del sapere, della conoscenza, della scienza.

Analisi economica, sociologica, inchiesta di rottura e infine poesia (nei racconti dei vari vignaioli): continuano gli accostamenti curiosi. Da dove nasce l'idea di comporre gli interventi di Critical Wine (e conseguentemente il libro) in questo modo?

Dalla volontà dei contrasti, per creare frizioni che producano scintille creative, per il desiderio di riruralizzare il mondo partendo da una nuova sensibilità che ci fa percepire la T/terra come casa propria, contro l’attaccamento conservatore e l’invenzione localista delle radici, contro il rapporto razzista sangue-suolo di infausta memoria, oseremmo dire con un ossimoro concettuale - per un’agricoltura nomade, per un rapporto nomade con la Terra: sentirsi a casa propria in ogni luogo della Terra, su ogni zolla di terra. Un’idea che viene da lontano. Forse qualcuno ricorda ancora quel canto proletario dell’Ottocento: “nostra patria è il mondo intero, nostra idea la libertà”. Per un futuro di gioia, creatività, intelligenza. Ci piacerebbe incontrare nello stesso luogo le sensibilità di un musicista come John Cage che raccoglie i funghi, di un artista come Joseph Beuys che pianta mille querce, di un vignaiolo come Josko Gravner che come un angelo di Benjamin guarda alla storia millenaria della civiltà del vino per proporre prodotti e riflessioni per il futuro, l’urlo di Per finire con il giudizio di Dio di Artaud che già ci indicava l’artificialità dei frutti della scienza asservita, il senno antico di una scienziata come Vandana Shiva, la rabbia degli Assalti Frontali. Ed infine i propositi molto concreti come il prezzo sorgente e l’autocertificazione, per creare quel rapporto di fiducia tra produttori e consumatori che ci permetta di disegnare il circuito virtuoso tra qualità e tracciabilità della produzione, del prodotto, del prezzo e delle relazioni sociali. Di seguito il manifesto del progetto Terra e Libertà/Critical Wine sensibilità planetarie e agricoltura contadina vuole costruire una difesa "pratica" della vita materiale. Contro le nocività politiche, culturali, sociali che svalutano l'esperienza sensoriale, le capacità dialettiche del linguaggio, la coscienza del vissuto individuale e dei processi storici collettivi. Riruralizzare il mondo. A partire da una nuova sensibilità che percepisce la t/Terra -intera- come casa propria. Contro l'attaccamento conservatore e l'invenzione localista delle radici e contro il binomio razzista sangue-suolo di infausta memoria, noi siamo - lo diciamo con un ossimoro concettuale- per un'agricoltura nomade. E per un consumo critico. Per un rapporto nomade con la t/Terra: sentirsi a casa propria in ogni luogo della Terra, sopra ogni zolla di terra. Un'idea che viene da lontano. Forse qualcuno ricorda ancora quel canto proletario dell'800: "nostra patria è il mondo intero, nostra idea la libertà". Per un futuro di gioia, creatività, intelligenza. Le politiche planetarie di dominio passano dal controllo dell'agricoltura. La terra, l'ambiente, le multinazionali, l'acqua, il cibo, i brevetti, gli ogm, il lavoro, l'economia, lo sviluppo sostenibile: è venuto il momento per una riflessione seria. Il movimento dei movimenti - ma diremmo ogni essere pensante che abbia il desiderio di un futuro di gioia, di creatività, di intelligenza - deve affrontare al più presto queste tematiche, in modo organico e complessivo, se vuole veramente saper proporre un altro mondo possibile. - un'agricoltura dal basso, per una riflessione sull'agricoltura contadina, per pensare le relazioni tra movimento dei movimenti, terra e agricoltura. - organizzare il rifiuto del modello neoliberista che vuole l’agricoltura industriale e monocolturale delle multinazionali e della UE da una parte e unielitaria produzione dei cosiddetti prodotti tipici dall’altra, quali facce della stessa medaglia. - pensare a un nuovo rapporto con la terra/Terra che lasci spazio a produzioni, consumi, piaceri più sobriamente felici. - portare alla conoscenza dei consumatori una serie di buoni vignaioli/contadini, proporre un’offerta straordinaria di vini e comunicazioni che diano la possibilità durante l’evento di acquisto diretto (con consegna immediata dei molti vini pregiati) a prezzi ragionevoli, accompagnati da informazioni e incontri agricoltore/consumatore. - disegnare il circuito virtuoso tra qualità della produzione, qualità del prodotto e qualità delle relazioni sociali. - il consumo critico, contro il consumo produttivo. - "condomini" della qualità e gruppi d'acquisto autogestiti e a rete. - un catalogo dei produttori, basato su rintracciabilità, origine, qualità e sul principio della responsabilità e dell'autocertificazione. - fare mercato come incontro di coproduzione. - costruire in maniera cooperativa forme e strumenti di comunanza, condurre al riconoscimento della cosa comune, dall'aria all'acqua al cibo fino alla produzione informatizzata e alle reti.

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