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 Intervista con Marco Vicentini

Intervista con Marco Vicentini

di Donatella La Viola Marco Vicentini è il responsabile editoriale della “Meridiano Zero”. Railibro lo ha incontrato a Torino nel suo stand, seduto tra i suoi libri a dare ai visitatori consigli di lettura e a cercare di capirne i gusti. Seguendo una scelta, quella di non portare nessuno scrittore della casa editrice in Fiera. D: Come mai, Marco, è rimasto nel suo stand, lontano dagli incontri? R: Io preferisco di gran lunga incontrare i lettori, alle fiere. Ogni fiera è un'occasione unica per confrontarsi con i lettori, per capire se apprezzano o no le scelte che sono state fatte durante tutto un anno, per capire qual è il pubblico che ci segue, chi sono questi fantomatici lettori che altrimenti non riusciamo mai a vedere. Ad esempio, quando sono partito, ancora nel 1998, tutti mi chiedevano perché avevo fatto una scelta di letteratura prettamente maschile, il noir, quando in realtà la maggioranza di lettori è femminile. Bene, è stato proprio frequentando le fiere che mi sono reso conto che è verissimo, certo, che la maggioranza del pubblico dei lettori è femminile, ma anche che sono proprio le donne quelle più interessate al genere noir. E poi non dimentichiamo che le fiere sono anche un'ottima occasione per parlare con librai e bibliotecari, se vengono a visitare la Fiera. Dico "se vengono" perché questo dipende anche dalla capacità della Fiera di pubblicizzare opportunamente in quegli ambienti l'evento e di offrire qualche convenzione per l'accesso gratuito agli addetti ai lavori, come appunto librai o bibliotecari. Le fiere poi sono un'occasione per conoscere alcuni aspiranti scrittori, che bussano timidamente con la pila di manoscritti sottobraccio e la paura di sentirsi sbattere la porta in faccia. Se un editore è interessato agli autori esordienti, in Fiera può già parlare con loro, scoraggiarli o l'opposto. A me è capitato proprio a una delle ultime fiere di restare a parlare con un aspirante autore con cui un mese dopo ho firmato un contratto di pubblicazione: se non fossi stato allo stand probabilmente non avrei mai potuto restare a parlare con lui e chissà se avrei ricevuto ugualmente il suo manoscritto... D: La fiera non è una di quelle occasioni in cui farsi pubblicità e presentare i propri autori? R: No. Secondo me, la presentazione degli autori in fiera ha l'effetto di semplificare solamente il lavoro degli organizzatori della fiera stessa. Pensiamo un momento, se tutti gli editori decidessero di non presentare nessuno, la fiera stessa perderebbe gran parte del suo appeal, anche se poi in realtà il pubblico è attratto solo dai grossi nomi. Ma il vedere i nomi grossi circondati da moltissimi piccoli fa tutto un altro effetto. Rende la fiera un evento culturale riuscito. Per gli editori invece (a parte il lancio di un'opera particolare - ma intendo veramente particolare - o di un autore su cui si vuole investire molto) credo che il risultato maggiore si ottenga dal contatto con i lettori allo stand. D: Credi che ci sia ancora una netta separazione e una sorta di snobbismo della grande editoria nei confronti dei piccoli nuovi esploratori (editori, per capirci)? R: Snobbismo, no. Credo che molte grandi case editrici siano molto interessate ai piccoli editori, e vedono nel loro lavoro di scouting, di esplorazione di nuovi autori italiani soprattutto, un laboratorio in continua evoluzione. Sono convinto anzi che le grosse case editrici abbiano una certa stima del lavoro dei piccoli editori in questo campo e ci sono molteplici esempi che possono testimoniare come il lavoro iniziato dalle piccole case, con un budget limitato, sia poi stato portato a compimento dalle grosse case editrici, con mezzi più consoni. D: Alcune piccole case editrici hanno approfittato per far parlare giovani esordienti dei propri libri. Secondo te, la fiera ha costituito per loro una vetrina? R: Ogni editore cerca una strada propria per ottenere una vetrina e l'attenzione dei lettori. Sono molti gli editori che hanno utilizzato i mezzi offerti dalle fiere. Se hanno ottenuto quello che cercavano lo sapranno a mesi di distanza, controllando la risposta dei lettori. D: La tua "politica" nei confronti delle fiere è sempre stata la stessa oppure qualcosa, forse il tempo, ti ha fatto cambiare idea? R: Le prime volte ero molto più ottimista, adesso mi rendo conto che non basta una fiera per cambiare la propria presenza nelle librerie, sulla stampa, nella mente dei lettori, ma è un lavoro che deve essere costruito negli anni.

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