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 Klam: la faccia ironica del testosterone

Klam: la faccia ironica del testosterone

di Simone Barillari Sam the Cat and Other Stories, il primo e finora unico libro di Matthew Klam, non era ancora stato pubblicato quando il suo autore comparve nella lista del New Yorker. Era bastata la fama costruita intorno a lui dai racconti che da qualche tempo apprivano sulle riviste più celebri d’America, da Esquire a Harper’s fino al New Yorker stesso: uno di questi racconti avrebbe presto vinto l’O.Henry Award, il più prestigioso riconoscimento internazionale per la narrativa breve. La sua scrittura, ricercatamente colloquiale, indaga nei risvolti emotivi e nelle fobie metropolitane degli yuppie anni Novanta, nelle loro modiche infelicità e nei loro piccoli cabotaggi di coppia. Matthew Klam li racconta di solito sull’orlo di decisioni capitali: una lunga relazione che si sta appannando e va salvata a ogni prezzo, un salto di carriera da ordire con cura, e spesso, infatti, nelle parole dei protagonisti torna il termine “sopravvivenza”. Per questo, molti dei suoi racconti si potrebbero davvero leggere come aggiornati test di sopravvivenza, che si svolgono spesso in luoghi e tempi delimitati – un’isola, un fine settimana di rimpatriata in famiglia – e prevedono una sorta di prove emotive da superare, e mosse da compiere. “Mi sembra tutto molto interessante, vediamo se riesco a dire qualcosa d’intelligente. Le coppie di trentenni mi sembrano spesso molto fragili, quasi fin dal primo momento vivono sotto la minaccia di colpi fatali e devono in qualche modo sopportarli. La maggior parte della gente sceglie di ignorare i propri sentimenti e i segnali che ricevono. Tengono sotto ghiaccio i loro rapporti affettivi, come un relitto dal passato che ci si deve trascinare dietro. Questo è il sistema vincente per molti, penso. Appoggiano da una parte la loro storia d’amore, e la lasciano lì. Questo è il motivo per cui tante coppie arredano le loro case in modi così orrendi e fuori moda: la coppia è diventata un museo vivente del suo passato. Il mestiere più duro è sopravvivere al mondo reale in tempo reale, e per questo le mie storie in qualche modo segnano il tempo che passa di ora in ora e giorno in giorno. Troppo si perde nel mondo in evoluzione di una coppia, se scrivo ‘Poi, tre settimane più tardi, in un campeggio’…” D. E perché così spesso sono coppie di giovani professionisti metropolitani delle classi medioalte, quasi sempre senza il minimo problema economico? R. “Giovani delle classi medioalte: perché quello sono io. E professionisti metropolitani senza problemi economici perché quello è il motivo per cui li invidio di più.” D. Tutte i personaggi principali femminili sono come minimo donne bellissime: sono le bellissime donne a essere più interessanti o tu a essere più interessato alle bellissime donne? R. “Non saprei. Sto lavorando con personaggi meno belli adesso, ma ci dev’essere sempre un’erezione da qualche parte in una scena, un certo magnetismo sessuale, e allora mi preoccupo che, se la donna non è una persona tremendamente bella, il pubblico non ne coglierà il fascino. Lo so, sono uno stupido ad avere questo genere di convinzioni, ma spero di maturare in futuro.” D. Interludio. (Siccome sei così profondamente esperto nel campo, potresti nominare la tua personale top five di bellezze nel mondo? Non verrà pubblicata, è solo curiosità maschile). R. “Okay. Prima di tutte mia moglie, Lara Cox, che è proprio sexy. Non è la Lara Cox che fa l’attrice, ma lo stesso è molto bella. # 2. Una ragazza svedese di nome Karin. Era una mia studentessa. # 3. Martina, la fidanzata di Marco Cassini [il suo editore italiano, n.d.r.]. # 4. Jewel, la cantante. # 5. Kathy Lynch, massaggiatrice olistica, Hampton Bays, New York.” D. Nelle tue storie, i soldi sembrano qualcosa che, se anche non può impedire la catastrofe, serve almeno a tenerla sospesa un po’ più a lungo – a volte indefinitamente. Cosa ne pensi? R. “Non so bene cosa pensare. Il denaro ha reso infelice un sacco di gente quando ero piccolo: avere soldi, inseguire i soldi, spendere soldi, preoccuparsi giorno e notte per i soldi dell’anno prossimo.” D. Ci puoi raccontare qualcosa di te, e di come sei arrivato alla scrittura? R. “Dopo il college sono andato in Giappone e mi sono reso conto che volevo essere diverso dagli altri, che volevo fare qualcosa di cui fossi tanto appassionato quanto un atleta lo può essere del suo sport, o un monaco della sua preghiera. Poi sono tornato a casa e ho lavorato per una rivista di New York, e poi ancora ho comprato una moto e ho fatto un incidente, e ho lasciato il lavoro, mi sono trasferito in Arizona e ho iniziato a scrivere un racconto su un orribile insegnate francese che in realtà non è francese, ma fa finta di esserlo.” D. Come procedi nello sviluppo delle tue storie? R. Il mio metodo è sempre stato non avere nessun metodo. Diciamo per esempio che scrivo, non so, un racconto di tre pagine, poi lo metto via e lo riprendo un anno dopo per portarlo a trenta pagine. Per un po' ho anche provato ad annotarmi ogni singolo pensiero che mi veniva in testa e a infilare poi tutti gli appunti in un sacco della spazzatura, agitando un po'. Ma la maggior parte delle volte, direi che il metodo è: Cristo, devo proprio cominciare a scrivere. D. Tra le molte riviste prestigiose alle quali hai collaborato c’è anche McSweeney’s, rivista di culto al tempo stesso esteticamente raffinatissima e sovversiva fondata qualche anno fa da Dave Eggers, del quale sei anche ottimo amico. Cosa ne pensi di McSweeney’s? R. “E’ un grande progetto, e Dave Eggers un genio. Il giornale mi piace moltissimo, e lui è fatto di dinamite, e gli piace ballare. Credo sia uno che alle feste deve staccarsi le ragazze di dosso, per via del suo torace muscoloso e delle sue mosse di ballerino. È anche una persona appassionata del cambiamento, di sperimentare modi nuovi di scrivere e fare le cose.” D. E sei d’accordo con la teoria di Eggers sulla rete di amici come una racchetta da neve che ti impedisce di sprofondare quanto più è ampia? R. Non me la ricordo benissimo, ma sottoscrivo tutto.

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