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 La grande storia dei piccoli uomini

La grande storia dei piccoli uomini

a cura di Andrea Monda Chi è Elena Bono e perché possiamo considerarla una delle più grandi scrittrici del dopoguerra? Parafrasando Machiavelli direi “di una tanta donna se ne debba parlare con reverenzia”. Io infatti la considero la più grande scrittrice della seconda metà del Novecento, anche se è stata oscurata dalla situazione attuale della critica. Si tratta di una grande scrittrice che ha fatto esordi felicissimi sottolineati da personaggi di grande levatura come Emilio Cecchi, con traduzioni in varie lingue europee, con gradimento in particolare nel mondo anglosassone. Pur ricevendo riconoscimenti soprattutto per la sua ricca e valida produzione teatrale, tuttavia ha subìto un progressivo oscuramento e, come grande narratrice, quale è, non è stata più presa in considerazione né dalla cosiddetta grande editoria né dalla maggior parte dei critici, perché è una scrittrice non comoda per l’attuale mercato culturale. È una scrittrice della realtà; Elio Gioanola dice che lascia spazio non al sé, ma all’Altro. Questo ha un senso precisamente cristiano-creaturale. Elena Bono rappresenta in maniera narrativa i personaggi, che anche nel loro piccolo possono cambiare in qualche misura la Storia, personaggi a cui riconosce intera la responsabilità morale del loro essere. È chiaro che questo discorso narrativo, applicato anche ai grandi fatti del Novecento – Fascismo, Nazismo, Seconda Guerra Mondiale – costituisce un banco di prova anche per il lettore, lo impegna, non lo diverte in senso pascaliano. Ovviamente non crea una condizione di leggerezza, mentre in Italia l’editoria va a caccia del fatturato e, quindi, di una condizione di leggerezza. Nel romanzo Come un fiume, come un sogno il protagonista è Henry, un uomo che crede solo nel nulla come orizzonte ultimo dell’Uomo, come eterna liberazione dal dolore. Chi è Henry? Henry è un personaggio dell’aristocrazia spirituale e culturale della Germania che precede il Nazismo e lo disprezza, ma è malato, sia pure in modo nobile, della stessa malattia che ha il Nazismo, cioè del nichilismo. È un uomo che ha perso fiducia nella possibilità di uno sviluppo positivo dell’esistenza e non cerca una soluzione ed essa, che vede ormai perduta e destinata alla catastrofe, ma cerca una sorta di risalita alla sorgente della propria vita che però si rivela essere la sorgente del nulla, nichilisticamente intesa. Perché questo personaggio è profetico rispetto ai nostri tempi? Noi, senza generalizzare, viviamo l’esperienza del nulla in maniera superficiale. Questo personaggio ha il merito di riportarci alla percezione della gravità dell’esperienza del nulla, non della sua leggerezza. Chi è invece Kaltenbrunner, l’io narrante? Kaltenbrunner è un uomo semplice ma problematico e tormentato. Appartiene alla cristianità più viva, però è immobilizzato dal suo essere un soldato e, quindi, una pedina del gioco. La sua verità umana consiste nell’essere testimone scrivente di una serie di eventi che lo supera. Chi è Vannella? Perché Kaltenbrunner è spiritualmente innamorato di lei? Vannella non agisce politicamente, ma per un insopprimibile istinto di giustizia umana. Quando potrebbe salvarsi a prezzo di una sua connivenza o omertà sceglie di morire per testimoniare la giustezza dell’essere umano. Ed è questo che incanta lo scriba, Kaltenbrunner. Com’è vista la Grande Storia in questo libro? Chi sono i suoi veri protagonisti? Vero protagonista della Grande Storia è la gente comune, umile e quotidiana, che Elena Bono fa risaltare come attori autentici del dramma della Resistenza. Quelli invece che si gonfiano e si danno arie sono destinati alla pura e semplice scomparsa.

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