Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 
 La morte senza pathos di Etgar Keret

La morte senza pathos di Etgar Keret

intervista di Wanda Marra Nato nel 1967 a Tel Aviv, Etgar Keret è un autore eclettico, che ha al suo attivo sceneggiature per il cinema, storie per la televisione, quattro raccolte di racconti, due libri di fumetti e un musical. Missing Kissinger è stato indicato come uno dei 50 libri in ebraico più importanti di questa letteratura. In traduzione italiana, presso e/o è uscito anche il suo libro per ragazzi Papà è scappato col circo. D: Etgar, ci puoi spiegare il titolo italiano dato ai tuoi racconti, Pizzeria Kamikaze? R: Nel mio libro volevo rendere l'idea del suicidio, ma senza pathos. Il suicidio viene considerato come qualcosa di quasi romantico, viene quasi glorificato: io, invece, ne volevo parlare in una maniera molto immediata, molto casuale. Lo volevo trasformare in qualcosa di banale, come mangiare una pizza. D: Come mai ti è venuta un'idea come questa? R: Vivere in Israele significa vivere in un posto nel quale le persone sono veramente disperate, dove è veramente difficile immaginare un buon futuro. Così volevo descrivere la vita dopo il suicidio in una maniera inconsueta: nessuno pensa che "dopo" possano accadere delle belle cose, come l'amicizia, o si possano vivere sentimenti come la speranza. Quando elimini il pathos, la morte non è più una cosa così particolare, non esiste più differenza tra essere vivi o essere morti: non si parla più di morti, ma solo di persone. Il suicidio è anche una metafora per parlare di quelli che non sono veramente vivi, che lo sembrano, ma che in realtà di vivo hanno solo il loro corpo. D: Il tuo è uno stile molto surrealista. Come mai lo hai scelto? Quali sono le possibilità che ti dà? R: Volevo scegliere qualcosa che non fosse presente nel "menu" della vita. A volte penso che noi viviamo con il pilota automatico. Vorrei che le persone avessero consapevolezza di quello che accade loro, non avessero comportamenti ossessivo-compulsivi. Questa è una condizione di base degli esseri umani. Ma in Israele, siccome la situazione è più estrema, alcune cose sono più visibili. Non sono diverse rispetto ad altre parti del mondo, ma solo più apparenti. Molte cose che si vedono in Israele sono le stesse in Europa, anche se queste ultime sono sotterranee. Penso al razzismo, al sospetto, all'ansia del futuro. D: Cosa pensi della situazione politica di Israele? E quali sono i sentimenti dominanti? R: È difficile immaginare che Israeliani e Palestinesi possano risolvere la situazione da soli. Abbiamo bisogno dell'intervento dell'Europa, degli Usa. La gente prova molto più disperazione che odio. Per esempio, la differenza tra sinistra e destra consiste nel fatto che mentre la destra afferma che la situazione è terribile, senza lasciare intravedere una prospettiva, la sinistra sostiene che è pessima, ma può migliorare. Molti che prima hanno votato per Rabin, ora votano per Sharon, ma questo significa solo aver perso la speranza, non significa odiare i Palestinesi. D: E cosa pensi della guerra in Iraq? R: È una guerra molto strana e arbitraria, a cominciare dalla decisione di iniziarla, e questo non è giusto, anche se penso che Saddam sia una persona terribile. Credo che ci sia molta tensione tra mondo Occidentale e mondo Orientale. Ma questa guerra è un dispiegamento di potere arbitrario, è solo un modo per dimostrare al mondo chi comanda. D: Quali sono gli scrittori a cui ti ispiri di più? R: Prima di tutto Franz Kafka: quando lo leggi, improvvisamente prendi consapevolezza. Poi Kurt Vonnenghut e William Faulkner, Salinger, Gogol.

Vedi le altre puntate

Tags

Condividi questo articolo