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 La parola alle vittime

La parola alle vittime

di Alfredo Radiconcini Railibro ha incontrato Piero Corsini, che ha collaborato alla scrittura del libro Eroi come noi di Giovanni Minoli. D: Eroi come noi nasce direttamente dalle puntate di “La Storia siamo noi” dedicate al terrorismo. Cosa ha portato a farne un libro? R: “La Storia siamo noi” nasce e si sviluppa come un progetto multimediale, un servizio al pubblico su una molteplicità di piattaforme: televisione generalista, satellite free, Internet, editoria, università. In questo senso, Eroi come noi nasce dalla consapevolezza che un libro poteva fornirci l’opportunità di approfondire ulteriormente alcune delle storie che avevamo raccontato in trasmissione, con un mezzo e un orizzonte diversi. Non si tratta, cioè, della semplice trascrizione delle puntate andate in onda, bensì di un’operazione altra, che ha una vita propria, ma che si inscrive nel più ampio progetto editoriale proposto al pubblico da “La Storia siamo noi”. L’attenzione e il successo riscosso dal libro, peraltro, sembrano aver confermato questa intuizione. D: Sono stati pubblicati una serie di interventi autobiografici di ex terroristi che, scontate condanne ed ergastoli, sono in libertà. L’impostazione del vostro libro sul terrorismo italiano (che intervista anche i figli delle vittime) si contrappone a quella memorialistica? R: Assolutamente sì. Quello di Eroi come noi è un viaggio nella memoria che, attraverso il racconto della storia di alcune vittime del terrorismo rosso e nero, propone una chiave di lettura per quegli anni. La memorialistica degli ex-terroristi è, per l’appunto, figlia della loro esperienza, che è assolutamente opposta a quella delle loro vittime. Noi abbiamo scelto una linea precisa: far parlare i figli delle vittime del terrorismo. Un impegno che ci siamo dati ormai da qualche anno, e che, per fortuna, è stato seguito anche da molti altri colleghi, sia in televisione che nell’editoria. Allo stesso modo, è stato proprio Giovanni Minoli, con “La Storia siamo noi”, a lanciare qualche anno fa la proposta di istituire una Giornata del Ricordo per le Vittime del Terrorismo. Una proposta che, grazie all’impegno di Sabina Rossa, eletta nel frattempo in Parlamento, è diventata legge dello Stato. In questi anni, insomma, si è rotto quello che era diventato quasi un tabù: tacevano le vittime, parlavano gli assassini. Oggi è completamente diverso: oggi, finalmente, le nuove generazioni possono ascoltare entrambi i lati della storia di quegli anni. Ma è bene che sappiano che, se tutti hanno diritto di parola, non tutte le parole sono uguali. Se insomma è giusto e auspicabile che gli ex-terroristi mettano a disposizione della memoria collettiva la loro esperienza, affinché i giovani sappiano e non ricadano negli stessi errori di quella generazione, è altrettanto deprecabile che alcuni di loro – non tutti – approfittino di questa occasione per riscriversi la Storia a proprio piacimento. D: La televisione ha avuto un ruolo fondamentale nel resoconto, prima giornalistico ed ora storico, degli anni di piombo: fra una cronaca accurata ed una trasmissione come la vostra quali sono le differenze metodologiche? R: Le differenze sono radicali: a chi fa cronaca è consentito (e demandato) soltanto seguire ora per ora, giorno per giorno lo sviluppo di una vicenda, nel suo divenire. A programmi come “La Storia siamo noi”, al contrario, è consentito e demandato l’approfondimento, la riflessione a posteriori. Il nostro compito è trovare (e verificare) documenti, testimonianze dirette, interpretazioni il più variegate possibile, ed offrire agli spettatori delle chiavi di lettura di un determinato episodio o periodo, affinché poi, nella laicità del punto di vista, nella molteplicità delle opinioni, egli possa formarsi un’idea propria. Noi siamo dei semplici “cronisti della Storia”. Altro discorso, invece, è quello del modus narrativo che, questo sì, cerca di ricalcare i tempi e i modi dell’attualità e della contemporaneità. In questo senso, se dovessimo riassumere il nostro approccio con uno slogan, potremmo dire “attualizzazione della Storia, storicizzazione dell’attualità”. D: Rispetto all’esperienza del primo terrorismo, come è mutato l’atteggiamento dell’informazione nell’affrontare la ripresa del fenomeno emersa con gli assassini di D’Antona e Biagi, tenendo anche presenti i problemi suscitati dall’11 settembre? R: È cambiato tutto: è cambiato il terrorismo, sia quello nazionale che quello internazionale; è cambiato il modo di fare informazione, è cambiato l’universo dei media, è cambiato il contesto sociale e politico, è cambiato l’approccio a fatti di rilevanza politica, è cambiata la generazione dei giornalisti che raccontano questi fatti. Rispetto ai primissimi anni Settanta – quando cioè qualcuno ancora parlava di “sedicenti” Brigate Rosse, oppure negava la realtà del terrorismo nero – c’è, tuttavia, una maggiore e più condivisa consapevolezza almeno di una cosa: che i terroristi, di qualunque colore siano, sono degli assassini, e che nessuna ideologia può giustificare omicidi come quelli di Biagi o D’Antona. D’altra parte, la diversità tra il clima sociale e politico degli anni Settanta e Ottanta e quello di oggi fa sì che questi omicidi appaiano per certi versi più misteriosi ed indecifrabili di quelli – pressoché quotidiani – che hanno segnato con il loro dolore e la loro tragedia i cosiddetti anni di piombo. D: Nel vostro libro appena uscito dedicato a Ustica è allegato un dvd. Perché Eroi come noi è uscito solo in forma cartacea? R: Sono due proposte diverse che abbiamo voluto fare al pubblico. Condensare in un solo Dvd sei puntate di “La Storia siamo noi” (le storie di Tobagi, Alessandrini, Rossa, Amato, Occorsio e dei ragazzi di destra e di sinistra morti negli scontri degli anni Settanta) non sarebbe stato possibile. La storia di Ustica, al contrario, è un episodio chiuso in sé (forse), che quindi si prestava meglio ad una sinergia libro+filmato. Vedremo quale delle due proposte il pubblico delle librerie gradirà maggiormente. D: Tutto il lavoro di documentazione storica svolto per la realizzazione delle trasmissioni emerge se si consulta l’apparato di note posto alla fine del libro. La redazione di “La Storia siamo noi” sembra funzionare come un istituto di ricerca universitario (non a caso in internet nell’archivio del sito http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/ sono consultabili, oltre alle trasmissioni, le lezioni per il corso universitario fatte dagli autori del programma); anche alla recente Settimana della Storia di Roma il dibattito degli storici sul terrorismo era preceduto da un filmato prodotto da voi. Come si è evoluto in questi anni il rapporto con l’università e con la scuola? R: Come dicevamo prima, “La Storia siamo noi” è stato pensato e sviluppato come un progetto multimediale. Per quanto riguarda in particolare il mondo dell’università e della scuola, fatichiamo a tener dietro alle richieste di cassette che ci arrivano dai professori e dagli studenti di tutta Italia. Segno che, per una generazione sempre più sintonizzata su un linguaggio audiovisivo, una pagina di Storia raccontata in televisione può essere non solo più appassionante, ma perfino più chiarificatrice, dei testi di studio; ma segno anche che i docenti se ne sono resi conto, e intuiscono che trasmissioni come “La Storia siamo noi” possono essere loro molto utili per stimolare l’attenzione e la curiosità degli studenti. Quanto all’apparato bibliografico di Eroi come noi, o alle continue migliorie che stiamo apportando al sito del programma, anche in termini di link e di bio-bibliografie, quello che traspare è solo la minima parte del complesso lavoro di ricerca e di verifica che sta dietro ad ogni singola puntata. Una fatica più che ricompensata dall’attenzione e dalla stima con cui ci segue il pubblico. Piero A. Corsini; Giovanni Minoli Eroi come noi Rai-Eri Rizzoli, 2006 pp. 279, euro 17,00

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