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 Marco Mancassola e l'esperienza del reading

Marco Mancassola e l'esperienza del reading

intervista di Giancarlo Susanna Marco Mancassola è nato nel 1973. Vive a Padova, dove ha studiato filosofia all’università. Ha lavorato come sceneggiatore e come redattore della casa editrice Meridiano Zero. Ha esordito come narratore nel 1996 con due racconti, Girone e Ragazze, nell’antologia Coda (Transeuropa), curata da Silvia Ballestra e Giulio Mozzi. Nel 2001 è uscito il suo primo romanzo, Il mondo senza di me (Pequod, ripubblicato nel 2003 negli Oscar Mondadori). La nostra conversazione si è svolta all’indomani di un suo reading al Lettere Caffé di Roma ed è perciò imperniata su questo modo di proporsi e di proporre i propri scritti al pubblico. D. Quando e come ti è venuta l’idea di fare delle letture del tuo libro con questa formula? R. Subito... il primo reading l’ho fatto nell’estate del 2001 appena avute le prime copie del libro, che non era ancora uscito in libreria. La prima presentazione del libro l’ho fatta proprio attraverso il reading. Mi è venuto spontaneo pensare di avere un testo e di volergli dare una vita "live". Il modo migliore che ho trovato è stato quello di abbinarlo alla musica. Non penso sia niente di rivoluzionario, si è fatto spesso. L’idea era quella di ridare in una dimensione live la colonna sonora che è nel testo, anche se poi non uso esattamente quelle musiche. D. Il contributo di Bruno Dal Gallo, il dj che ti segue nei reading, ci è sembrato molto importante. Hai sempre lavorato con lui? R. Sì. Abbiamo sempre tenuto quel frammento di testo e abbiamo variato più volte le musiche. All’inizio era tutto molto più sull’ambient, poi via via abbiamo più aumentato le chitarre e le voci. D. Hai sempre letto dei brani presi dalla seconda parte del tuo romanzo? R. E’ l’inizio della seconda parte... con un po’ di tagli, di rimaneggiamenti. Ogni volta che leggo faccio una specie di editing in tempo reale, perché rispetto alla pagina che ho e che ormai conosco bene, faccio sempre delle micromodifche. Leggo la pagina come la scriverei adesso. E’ come se fosse una piccola riscrittura, è una possibilità di nuova vita del testo, non solo nel senso che viene pronunciato, letto e riproposto all’attenzione delle persone, ma anche nel senso che trova una nuova forma. D. Ci sono dei motivi particolari per la scelta di questa parte del libro? R. A livello linguistico sono sicuramente più vicino alla seconda parte, che è quella scritta con più consapevolezza, con più calma, con più intensità, con più mediazione, con più attenzione per la lingua. Mi viene naturale scegliere quel pezzo... dall’inizio fino a un certo punto in cui si intravede come andrà avanti la storia, ma senza nulla togliere alla possibilità di leggere il resto del libro. D. Sarebbe interessante sentirti anche alle prese con altre parti o con qualcosa di ancora inedito. R. Quest’estate, se tutto va bene, dovrei fare un reading in una manifestazione all’aperto e ho deciso che sarà l’ultimo. Per l’occasione leggerò la fine. D. Hai deciso di dare una scadenza non tanto ai reading quanto alle letture da "Il mondo senza di me"? R. Il reading continua ad essere il mio modo di presentazione preferito proprio perché si fa parlare il libro. Poi mi piacerebbe, via via che aumenteranno i mezzi, poter giocare su più linguaggi, metterci degli inserti video, fare un piccolo spettacolo. Rispetto a questo testo, credo che la prossima estate possa essere il limite massimo in cui farlo, perché poi ci sarà da pensare al libro nuovo. D. Dicevi poco fa che il reading non è poi un’idea così originale, ma il fatto stesso che lo chiamiamo con un termine inglese dimostra che forse non lo è soltanto fuori dall’Italia. I poeti beat - soprattutto Allen Ginsberg - lo hanno reso una modalità di comunicazione molto incisiva. In Italia non è molto diffuso. C’è stata l’esperienza relativamente recente dei Massimo Volume e del loro leader/bassista/scrittore, Emidio Clementi. Ti è mai capitato di assistere a un loro concerto? R. Ho visto un reading di Emidio Clementi, ma già dopo che avevo cominciato a fare i miei. Sapevo di questa sua esperienza e quando l’ho visto mi ha anche abbastanza illuminato su certe cose che volevo correggere. Quando ho fatto i primi, non è che avessi sotto mano un esempio vivo, non è che ne avessi visti altri. D. Forse questo ti ha anche consentito di trovare subito un tuo modo molto personale di leggere i testi. Riesci molto bene a catturare l’attenzione di chi ti ascolta. R. Io non sono un attore, ma credo che quando l’autore legge, supplisce alla sua mancanza di tecnica attoriale con la sua stessa presenza, con il fatto che a pronunciare quelle cose sia l’autore. Questo è un dato molto forte. Mi stupisco sempre di come, leggendo certe parti, io mi emozioni ancora.

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