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 Marina Ciccarini: un mondo stupefacente

Marina Ciccarini: un mondo stupefacente

di Maria Agostinelli D. Nelle sue poesie Wisława Szymborska è capace di inserire citazioni tanto da Shakespeare quanto dai proverbi popolari, parlando di temi quali l’amore e la guerra con complessità ed ironico distacco al contempo. Qual è il suo stile peculiare e il solco in cui può essere inserita la sua produzione poetica? Si può parlare di “lirismo”? R.“…Il mondo [...] è stupefacente. Ma nella definizione “stupefacente” si cela una sorta di tranello logico. Dopotutto ci stupisce ciò che si discosta da una qualche norma nota e generalmente accettata, da una qualche ovvietà alla quale siamo abituati. Ebbene, un simile mondo ovvio non esiste affatto. Il nostro stupore esiste per sé stesso e non deriva da alcun paragone con alcunché..” (1) Lo stupore a cui fa riferimento Wisława Szymborska in queste note conclusive del discorso pronunciato il 7 dicembre 1996 in occasione del conferimento del Premio Nobel per la letteratura racchiude in effetti la chiave di lettura delle sue liriche: la capacità di leggere il mondo da un’altra prospettiva, antiretorica e apparentemente antilirica, ispirata però dalla trasfigurazione esemplare di momenti soggettivi in vicende spirituali irripetibili ma nello stesso tempo di valore universale. Il suo lirismo è una miscela di stupore, curiosità, distacco, consapevolezza, ironia: l’essere umano e gli oggetti del mondo sono trattati tutti alla stessa stregua e sembrano esistere perché asseverati dalla penna che li descrive, accomunati dall’impossibilità ontologica di dare una risposta alla loro esistenza. Ed è ancora la poetessa ad aiutarci a comprenderla quando, proseguendo nel suo discorso, afferma: “…apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra. [...] Anche il poeta, se è un vero poeta, deve ripetere a se stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d’una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta, e un’altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme con un grande fermaglio queste successive prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole “patrimonio artistico”…” Le liriche della Szymborska in effetti aprono degli interrogativi, ci costringono a riflettere, ad assumere consapevolezza, e il suo stile diretto, a volte impietoso, è tanto più semplice quanto più è colto, quanto più arricchito di citazioni e allusioni letterarie diverse ma mai ostentate, mai fini a sé stesse. D. Qual è la ricerca linguistica della Szymborska? Che tipo di polacco utilizza? R. L’immediatezza e leggerezza del verso nascondono in effetti una ricerca erudita della resa fonica; la rima è di norma irregolare e raramente si rifà a metri classici, ma nel ritmo e nella musica del verso è evidente una grande cura; particolarità, questa, che crea non indifferenti problemi di traduzione. Assonanze, metafore, neologismi, in una ricerca costante maturata fin dalle prime liriche, sono piegati ad uno stile alto ma colloquiale e di grande comunicatività, orientato a suscitare il paradosso, a sottolineare l’ossimoricità dell’esistenza. D. Ci può parlare del rapporto tra Wisława Szymborska e il regime filocomunista? Quali sono state le influenze che ha avuto nella sua poesia? R. Il 1952 è l’anno in cui Wisława Szymborska, nata nel 1923, pubblica la sua prima raccolta di versi Dlatego żyjemy (Per questo viviamo) e aderisce al partito comunista. Nel 1953 scrive Quel giorno per la morte di Stalin, e nel 1954 vede la luce la sua seconda raccolta di liriche, Pytania zadawane sobie (Domande poste a me stessa). Nel 1957 rompe con il realismo socialista e la sua raccolta Wołanie do Yeti (Appello allo Yeti) sancisce l’inizio effettivo della sua carriera poetica e l’abbandono dell’adesione giovanile, sincera, all’ideologia comunista e ai dettami del realismo socialista. Nel 1966 si dimette dal partito. Tra i tanti riconoscimenti ufficiali a lei attribuiti in Polonia è da ricordare il premio per la Cultura di Solidarność del 1986 per il volume Ludzie na moście (Gente sul ponte). Nelle raccolte del ’52 e del ’54 che peccano, come la stessa Szymborska riconosce, di eccessiva aderenza ai moduli della pubblicistica politica, si tratteggiano comunque le linee portanti della sua creazione: l’evento poetico scaturisce sovente da un avvenimento preciso, da un particolare concreto e l’esperienza dell’individuo, la sua riflessione, le “domande poste a sé stesso” provocano nel lettore un immediato riconoscimento, un moto di partecipazione. In questi due primi volumetti, stilisticamente, l’uso della metafora è più marcato rispetto alle successive raccolte in cui la comparazione esemplificativa è svolta su motivi di ricercata affinità, oltre che di analogia; in seguito, dal 1986 in poi, i grandi temi sociali e politici, il mito di una nuova civilizzazione, di uno sviluppo tecnologico capace di distribuire felicità sono affrontati e trattati con bonaria ironia e disincanto, non di rado ricorrendo all’uso sfumato della parabola, dell’allegorizzazione. D. Come si inserisce Wisława Szymborska nel panorama della letteratura polacca del secondo dopoguerra? R. La Szymborska appartiene ad una generazione di artisti sopravvissuti alla storia o morti per le persecuzioni o nella rivolta di Varsavia. La sua assoluta originalità si manifesta innanzitutto nella fiducia accordata allo strumento linguistico, a differenza di altri grandi poeti a lei contemporanei distrutti dall’esperienza bellica e refrattari a riconoscere la possibilità di descrivere “con le parole” quanto avvenuto; le parole di cui si serve, lontano dalla sperimentalismo delle avanguardie, costruiscono una poesia che, al di là di qualsiasi enfasi emozionale, ricerca un’intesa intellettuale con il destinatario, complice nel riconoscere il paradosso dell’esistenza. La scelta delle parole è accompagnata da una lucida, composta, intelligente ironia che rende l’opera di Wisława Szymborska un esempio a sé stante nell’appassionante mondo poetico del secondo dopoguerra polacco. D. Fortune: in Italia Wisława Szymborska è stata pubblicata per la prima volta nel ’96 (pochi mesi prima del Nobel), ma in altri paesi europei era già conosciuta e apprezzata. Come si colloca, oggi, nel contesto della letteratura contemporanea? R. Il processo di diffusione dell’opera poetica della Szymborska, tradotta in Europa relativamente tardi rispetto ai suoi esordi, si è ovviamente intensificato dopo l’attribuzione del Premio Nobel. Diamo qui di seguito un elenco sommario delle principali raccolte, tradotte in lingue che vanno dal tedesco all’inglese, allo spagnolo, al catalano, al danese, al finlandese. • Tedesco: antologie: VOKABELN. GEDICHTE, Berlin: Volk und Welt, 1979 DESHALB LEBEN WIR, Frankfurt a.M.: Suhrkamp, 1980 AUF WIEDERSEHEN. BIS MORGEN. GEDICHTE, Frankfurt a.M.: Suhrkamp, 1995 DIE GEDICHTE, Frankfurt a.M.: Suhrkamp, 1997 HUNDERT FREUDEN / STO POCIECH, Frankfurt a.M.: Suhrkamp, 1986 • Inglese: SOUNDS, FEELINGS, THOUGHTS: SEVENTY POEMS (THE LOCKERT LIBRARY OF POETRY IN TRANSLATION), Princeton University Press, 1981 PEOPLE ON A BRIDGE, Chester Springs, PA: Dufour Editions, 1991 VIEW WITH A GRAIN OF SAND. SELECTED POEMS, New York: Harcourt Books, 1995 POEMS NEW AND COLLECTED 1957-1997, New York: Harcourt Books, 1998 MIRACLE FAIR: SELECTED POEMS OF WISLAWA SZYMBORSKA, New York: W.W. Norton & Company, 2001 NONREQUIRED READING, New York: Harcourt Brace, 2002 • Francese: DANS LE FLEUVE D'HÉRACLITE. ANTHOLOGIE BILINGUE. Nord-Pas-de-Calais: La Maison de la poésie, 1995 DEUX POÉTESSES POLONAISES CONTEMPORAINES: EWA LIPSKA ET WISLAWA SZYMBORSKA, Mundolsheim, Bas-Rhin: L'Ancrier, 1996 DE LA MORT SANS EXAGÉRER, Paris: Fayard, 1996 • Spagnolo e Catalano: PAISAJE CON GRANO DE ARENA, Barcelona: Lumen, 1997 VISTA AMB UN GRA DE SORRA, Barcelona: Columna, 1997 • Finlandese: PARNASSO, 1/1997, 2/1998 TULI, SAVU 2/1998 • Danese: EN KAT I EN TOM LEJLIGHED, Aarhus: Husets Forlag, 1996 A queste traduzioni vanno aggiunte altre in svedese, italiano, ceco, slovacco, serbo-croato, rumeno, bulgaro, che hanno dato alla poetessa una ‘visibilità’ del tutto particolare nel panorama poetico internazionale contemporaneo. (1) W. Szymborska, Il poeta e il mondo, in W.Szymborska, Vista con granello di sabbia, Milano, Adelphi, 1998, pp.18-19 e 17. Traduzione di Pietro Marchesani.

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