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 Vladimiro Satta e il caso Moro

Vladimiro Satta e il caso Moro

di Alfredo Radiconcini Vladimiro Satta, storico e documentarista in Senato dal 1987, ha gentilmente accettato di rispondere alle domande di Railibro sulla sua ultima opera e sulla ricerca storica in generale. D: Il suo atteggiamento critico cerca sempre di creare una situazione di ricerca neutra nei confronti del soggetto affrontato. C’è un filone storico-culturale al quale sente di appartenere? Quali storici, o quali opere, l’hanno più influenzata? R: Sul piano personale mi considero allievo del professor Giovanni Sabbatucci, al quale sono debitore di insegnamenti, consigli e sostegno. Tra le opere, mi è rimasto impresso il volume Miti e storia dell’Italia unita (Il Mulino, Bologna 1999), che raccoglie vari contributi di riflessione, tra i quali alcuni dello stesso Sabbatucci. In generale, però, non sento di appartenere ad alcun filone. Ritengo che il compito di ogni studioso sia avvicinarsi il più possibile alla verità, quale che essa si riveli. A mio avviso, l’adesione programmatica ad un determinato indirizzo, di cui alcuni storici si fanno vanto, rischia di condizionare la loro autonomia intellettuale. Il fatto che io mi trovi lontano dalle speculari teorie della cospirazione patrocinate rispettivamente dalla sinistra e dalla destra, poi, non è intenzionale, bensì è semplicemente la conclusione obbligata alla quale mi hanno portato le ricerche. D: Come è arrivato a questo suo secondo libro sul caso Moro? Ci racconti come si è svolta la sua vicenda di ricercatore storico. R: In primo luogo, Il caso Moro e i suoi falsi misteri rappresenta un aggiornamento sugli sviluppi successivi all’uscita del precedente Odissea nel caso Moro, che fu pubblicato agli inizi del 2003. In secondo luogo, Il caso Moro e i suoi falsi misteri risale dal particolare al generale, allargando la visuale alla storia complessiva dell’Italia di allora, toccando anche altri temi – interni ed internazionali - che caratterizzarono quell’epoca e includendo qualche richiamo all’attualità. Quanto al mio percorso di studi, nel 1984 mi laureai in “Storia dei partiti politici” (con una tesi sul PSI delle origini che rielaborai e pubblicai in due tempi sulla rivista “Clio”, diretta dal professor Carlo Ghisalberti). Mi sarebbe piaciuta la carriera universitaria ma nel frattempo cercavo anche altre strade e, nel 1987, vinsi il concorso in Senato, dove lavoro ancora oggi. Una volta entrato in servizio, un po’ a causa degli impegni lavorativi e un po’ perché ero meno motivato, ridussi l’attività storiografica a recensioni e poco altro, fino ad abbandonarla del tutto per alcuni anni, durante i quali coltivai la materia solo in qualità di lettore. Dal 1989 in avanti fui documentarista della Commissione Stragi e all’inizio del 2001, quando fu chiaro che l’organismo parlamentare avrebbe chiuso i battenti senza presentare una relazione finale e dunque si profilò il pericolo che il patrimonio di conoscenze da esso acquisito si disperdesse, la mia coscienza di storico si risvegliò e mi impegnai a valorizzarlo il più possibile. D: Il suo libro, fin dal titolo, parla dei “falsi misteri” contenuti nelle teorie cospirative e dietrologiche sul caso Moro: l’eterodirezione delle Brigate Rosse da parte di servizi segreti esteri o gruppi di potere occulti sono dunque a suo parere totalmente prive di documenti che ne attestino la validità? R: Le Brigate Rosse furono un prodotto autoctono della società italiana e agirono sempre in autonomia. Esse furono una delle decine e decine di gruppi armati sorti negli anni Settanta sulla scia di quei movimenti di contestazione che erano pronti ad usare la violenza per perseguire i loro scopi e che, appunto, così fecero mano a mano che si convinsero di non riuscire ad imporsi attraverso le vie legali. I legittimi interrogativi sull’esistenza di una regia occulta dietro il terrorismo italiano, sorti oltre trenta anni fa, non hanno mai trovato conferme. Le numerose inchieste giudiziarie, parlamentari e di vario tipo italiane, nonché quelle condotte dai servizi segreti occidentali sul conto di quelli orientali, convergono nell’escludere che le BR fossero eterodirette, mentre le generiche accuse insinuate dal KGB contro gli USA riguardo all’affare Moro erano calunniose, come è stato accertato alla caduta dei regimi comunisti. I brigatisti arrestati hanno confessato, sono stati sottoposti alle pene previste dal nostro ordinamento, e quelli che si sono resi latitanti sono fuggiti nella vicina Francia o in altri Paesi non sospettabili di avere guidato il terrorismo nostrano. Infine, le sia pur limitate ed intermittenti reviviscenze terroristiche cui abbiamo assistito dal 1999 in poi, anch’esse chiaramente scevre da influenze straniere o da manipolazioni esterne, dovrebbero piuttosto indurci a concentrare l’attenzione sulle aree politicamente e culturalmente antidemocratiche tuttora presenti in Italia. D: Da cosa dipende a suo parere il persistere di ipotesi interpretative che non hanno trovato fondamento? R: Premetto di avere rispetto delle opinioni altrui, e di non pretendere che tutti siano d’accordo con me. È vero, comunque, che talora il profumo di ghiotti retroscena ha indotto i cosiddetti dietrologi a prendere sul serio persino assurdità manifeste, verso le quali non hanno esercitato il vaglio critico che sempre occorrerebbe. Inoltre, il rifiuto pregiudiziale della verità giudiziaria – in taluni casi addirittura esplicito - ha conseguenze fuorvianti, come del resto ne avrebbe qualunque pregiudizio nei confronti di contributi importanti. Infine, una potente spinta in direzione di ipotesi mirabolanti ma infondate viene da discutibili logiche editoriali improntate al sensazionalismo, purtroppo ampiamente diffuso nel sistema dell’informazione. D: Si discute dell'attendibilità e accessibilità delle fonti istituzionali: qual è a suo parere l'uso corretto, dal punto di vista della ricerca storica, del materiale derivante dalle Commissioni Parlamentari d'Inchiesta? R: Le commissioni parlamentari d’inchiesta, solitamente dotate di ampi poteri e di ingenti risorse, hanno perciò grandi potenzialità. Tuttavia, alle volte i contrasti interni hanno impedito loro di giungere all’approvazione di una relazione finale - è accaduto alla Stragi, poi alla Mitrokhin e ad altre ancora - sicché il maggior contributo è consistito nella costituzione di poderosi archivi, all’interno dei quali sono raccolti documenti di diseguale valore, alcuni dei quali comunque di grande interesse. Buona parte delle puntuali risposte agli interrogativi sul caso Moro da me illustrate arriva proprio dagli archivi della Stragi, i quali – come quelli della Mitrokhin - fintanto che la commissione era in vita sono stati consultabili da chiunque ne facesse richiesta, compatibilmente con i vincoli di riservatezza e con le esigenze dell’inchiesta parlamentare, ovviamente preminenti. La Stragi nel 2001 e la Mitrokhin nel 2006, alla scadenza delle loro funzioni, hanno deliberato la pubblicazione delle rispettive carte. Il problema, oggi, è che la decisione di pubblicare tutto anziché una selezione ragionata ha gravato l’Archivio Storico del Senato di un onere formidabile, in quanto sommando i due archivi si superano i due milioni di pagine! I tempi inevitabilmente saranno lunghi e, dato che per il momento è stata di fatto sospesa la consultazione dei documenti proprio in vista della loro futura pubblicazione corredata da adeguati indici ad uso del pubblico, si rischia paradossalmente che per anni i lavori in corso blocchino le ricerche degli storici invece di arricchirle e facilitarle. Alcuni studiosi hanno già cominciato a lamentare l’attuale indisponibilità di tale documentazione, e qualcuno ha pure lanciato sospetti di natura politica, a mio avviso ingiusti. Cosa si può fare, dunque? Recentemente la dottoressa Campochiaro, funzionaria responsabile dell’Archivio Storico del Senato, ha annunciato che entro il 2007 saranno pubblicati gli atti relativi al caso Moro e alla strage di Piazza della Loggia in Brescia. Ciò è molto positivo, sebbene la questione resti aperta per le altre decine di filoni di inchiesta sui quali la Stragi e la Mitrokhin hanno raccolto preziosi materiali. A titolo puramente personale, avanzo due proposte: 1) che venga preparato un calendario delle operazioni editoriali con indicazioni relative a ciascuna delle inchieste, affinché gli storici possano regolarsi; 2) che nel periodo in cui un determinato blocco di documentazione non è in lavorazione bensì in giacenza, sia consentita la sua consultazione, sia pure nello stato di archiviazione ancora approssimativa in cui si trova e a condizione di non intralciare il piano della pubblicazione. D: Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro furono l’evento culminante di quelli che sono stati poi definiti gli anni di piombo. La lunga scia di sangue del terrorismo e delle stragi di quella stagione della storia d’Italia è lontana dall’aver trovato una interpretazione condivisa. R: In effetti, i dissensi si profilano già rispetto alla Sua prima affermazione. Io condivido in pieno l’idea che la vicenda Moro si collochi nel quadro della lotta armata condotta dalle BR in maniera sostanzialmente continuativa per oltre un quindicennio - prima, durante e dopo il 1978 - bersagliando la DC e i suoi esponenti molto più di ogni altro partito politico; ma, come Lei sa, altri invece presentano il caso Moro come se fosse un’anomala parentesi durante la quale i terroristi si sarebbero messi al servizio altrui. Stante la lontananza tra le posizioni attuali, non credo si arriverà ad un’unica memoria condivisa. In realtà, neppure me lo auguro: preferirei di gran lunga che ci fosse una pluralità di memorie ciascuna delle quali aperta al confronto costruttivo con le altre, disposta ad accoglierne i contributi validi e, in definitiva, capace di mettersi in discussione. Semmai, mi permetto di auspicare che, in considerazione dell’importanza e della delicatezza di vicende le quali sono non soltanto storiche e giudiziarie ma anche umane e dolorose, ciascuno si sforzasse di intervenire in maniera documentata e con senso di responsabilità, evitando i polveroni ed i protagonismi che in passato si sono sprecati. Vladimiro Satta Il caso Moro e i suoi falsi misteri Rubbettino, 2006 pp. 514, euro 20,00

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