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Alberto Manzi in fiction

S'intitola Non è mai troppo tardi il film in due parti in onda il 24 e il 25 febbraio su Rai 1 dedicato alla figura Alberto Manzi. A interpretare il celebre maestro è Claudio Santamaria. Prodotto da Angelo Barbagallo, il film è diretto da Giacomo Campiotti che firma anche la sceneggiatura con Claudio Fava e Monica Zapelli.   

Ma chi era davvero Alberto Manzi? Dal sito a lui  dedicato www.centroalbertomanzi.it abbiamo estrapolato una biografia che dà conto dell'ampiezza dei suoi interessi e delle sue esperienze.

 

Alberto Manzi è nato a Roma il 3 novembre 1924, figlio di Ettore, tranviere e di Maria, casalinga, che hanno un’altra figlia, Elena. Manzi ha quattro figli (Alda, Massimo, Roberta e Flavia) dalla prima moglie Ida, e una figlia, Giulia, dalla seconda moglie Sonia Boni. Con queste ultime si trasferisce, nel 1986, da Roma a Pitigliano (Grosseto).

Manzi studia all'istituto nautico, sognando di fare il capitano di lungo corso, ma si diploma anche all'istituto magistrale, allora gratuito per i maschi. Continua a studiare, laureandosi prima in Biologia alla Facoltà di Scienze dell'Università di Roma, poi in Filosofia e Pedagogia con il prof. Luigi Volpicelli, che lo vuole come assistente a dirigere la Scuola sperimentale del Magistero di Roma nel 1953. Manzi fa questa esperienza per un anno e poi l'abbandona, preferendo la scuola elementare. Durante la seconda guerra mondiale presta servizio sui sommergibili della Marina Militare Italiana e dopo il 1943 entra nel Battaglione da sbarco San Marco, divisione aggregata all’VIII Armata inglese.

Dopo la guerra e la laurea in Biologia, dal 1946 al ’47 Manzi va a insegnare nel carcere minorile Aristide Gabelli di Roma dove conduce la prima esperienza come educatore. È l’anno scolastico 1946-1947. Dal lavoro svolto coi ragazzi Manzi trae il suo primo romanzo, Grogh, storia di un castoro, premiato nel 1948 con il “Collodi” per le opere inedite, due anni dopo pubblicato dalla Bompiani.

Nell’estate del 1955 Manzi, che è anche studioso naturalista con laurea in Biologia e specializzazione in Geografia, riceve dall’Università di Ginevra un incarico per ricerche scientifiche nella foresta amazzonica. Tutte le estati, per oltre vent’anni, Manzi si reca nella foresta amazzonica per insegnare a leggere e a scrivere agli indios; da solo, con studenti universitari e poi con l’appoggio di missionari Salesiani. Dà anche impulso a cooperative agricole, indirizza i contadini verso piccole attività imprenditoriali. Le sue esperienze sudamericane rivivono nei romanzi La luna nelle baracche (1974), El loco (1979), E venne il sabato (2005), Gugù (2005 ).

Nel 1960, in ottobre, Alberto Manzi viene mandato dal suo direttore didattico a fare un provino alla Rai; gli viene affidata la conduzione di "Non è mai troppo tardi", tramissione che durerà fino al 1968. L'idea del programma e del titolo è di Nazareno Padellaro, direttore generale della Pubblica Istruzione.

Nel 1951 Manzi vince un premio radiofonico per un racconto per ragazzi presentato alla radio. Da allora ha una collaborazione costante con la "Radio per le scuole", per quarant’anni, dal 1956 al '96. Ma già nel 1950 Manzi aveva ideato, per la trasmissione, "Il vostro racconto", un romanzo da scrivere inseme alla radio, a puntate, con i contributi narrativi dei giovani ascoltatori, intitolato "Il tesoro di Zi' Cesareo" di cui lui aveva scritto il capitolo iniziale. Per la radio Manzi è autore e conduttore di trasmissioni, scrive e rielabora favole per bambini, testi scientifici, didattici e culturali, sperimenta il mezzo radiofonico con i giovanissimi nonché con gli adulti, gli italiani emigrati e i loro figli. E proprio le 40 trasmissioni di "Curiosità delle lingua italiana", nel 1996, per gli italiani all'estero e gli stranieri studiosi della nostra lingua, diventano la sua ultima collaborazione Radio-Rai.

Nel 1954 Manzi scrive Orzowei e vince il Premio "Firenze" per opere inedite del Centro Didattico Nazionale. L'anno successivo lo pubblica l'editore Vallecchi di Firenze e nel 1956 entra nel catalogo Bompiani. Manzi è anche poeta. Tra il 1983 e il 1984 scrive 16 poesie dedicate alla moglie Sonia (pubblicate postume in Essere uomo, Edizioni Laurum, Pitigliano 1998). Nel 1962 viene nominato cavaliere dell'ordine al merito della Repubblica italiana. Nel 1994 Alberto Manzi accetta di candidarsi e viene eletto sindaco di Pitigliano, in provincia di Grosseto. Completa così il cerchio dell'impegno sociale e civile che ha caratterizzato - accanto a quello educativo: nel carcere e nelle aule scolastiche, alla radio e alla televisione, e alla produzione letteraria - la sua ricca biografia. Muore il 4 dicembre 1997 a 73 anni. 

 

 

www.centroalbertomanzi.it che dà conto dell'ampiezza dei suoi interessi e delle sue esperienze 

 

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