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Anna Luisa Pignatelli, Foschia

A Marta resta poco da vivere e va con la memoria agli anni della sua infanzia e adolescenza segnati dall’ingombrante figura paterna. Foschia di Anna Luisa Pignatelli, pubblicato da Fazi, mette in scena una bambina che cresce isolata alla Lupaia, una casa della campagna toscana. La madre, Teresa, fa la pittrice, il padre, Lapo, insegna a scuola ed è critico d’arte: il rapporto tra i due è burrascoso e distaccato insieme, se non ci fosse la cameriera Gesuina Marta e suo fratello Antonio sarebbero abbandonati a sé stessi. Lapo cura solo l’educazione artistica dei figli e li porta in giro per chiese e musei. La sempre più abulica Teresa muore, la Lupaia viene abbandonata e i due ragazzi seguono il padre in una nuova casa a Torre del Gallo. Qui vive con la figlia Clotilde la ricca Dora, una collezionista di quadri che di arte non capisce nulla. L’elemento che caratterizza lo stato d’animo della protagonista è quello evocato dal titolo, la foschia:
“volevo essere libera e al contempo avevo la sensazione angosciosa di brancolare in una densa foschia, senza una visione concreta della vita, incapace di riconoscere la mia strada. Una foschia che era soprattutto in me, che ottenebrava la mia giovinezza, in cerca di ideali e di verità, e ne vanificava l’audacia”
Romanzo di una formazione soffocata dall’attrazione mal riposta nei confronti di un uomo vile ed ambiguo, Foschia si conclude con una partenza che è una fuga, un’agognata e impossibile fuga da sé.  

Anna Luisa Pignatelli  è nata in Toscana, ha trascorso molti anni fuori dall’Italia, fra cui diversi a Dar es Salaam, Seul e Guatemala City. In Francia nel 2010, ha vinto il Prix des lecteurs du Var con la traduzione della raccolta Nero toscano. Con Ruggine (Fazi Editore, 2016) ha vinto il Premio Lugnano 2016.

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