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Austeri: vi racconto la Human Library

Immaginatevi davanti a uno scaffale di libri sconosciuti: con quale criterio ne scegliereste uno? Vi piace la copertina, vi ispira il titolo, ne avete letta una recensione. Con lo stesso criterio tralasciate gli altri. Succede normalmente di farsi un’idea di una persona in base alla sua “copertina”, l’aspetto, i modi, la lingua, l’estrazione sociale, le convinzioni. Ma se un libro potesse parlare, e dalle sue pagine il protagonista vi raccontasse a viva voce la sua storia, potrebbe appassionarvi, ne potreste riscontrare delle affinità con la vostra esperienza, nonostante la copertina non vi fosse lì per lì piaciuta. “Non si giudica un libro dalla copertina” è lo slogan adottato dalla Human Library, un progetto nato in Danimarca nel 2000 a opera della Ong danese “Stop the Violence”, movimento teso alla prevenzione della violenza giovanile e all’educazione alla tolleranza, allo scopo di avvicinare tra loro le persone attraverso l’uso della dialettica e del confronto. Dopo la prima esperienza realizzata presso il Roskilde Festival di Copenaghen è stata riconosciuta dal Consiglio d’Europa come buona prassi per il dialogo interculturale e come strumento di promozione dei diritti umani, diffondendosi dapprima in Europa e poi in tutto il mondo.

La Human Library è uguale a qualunque altra biblioteca: i lettori possono scegliersi i libri che preferiscono da un catalogo. Ma la cosa che rende unica questa biblioteca è che il libro parla. I libri, infatti, sono persone disponibili a raccontare le loro storie vere, “vive”.


Rai Letteratura ha incontrato Marco Austeri, curatore- tra le altre- di una nuova edizione della Human Library - a Roma il 24 e 25 Maggio - in cui si indagherà la trasformazione del quartiere Pigneto da quartiere popolare a nuovo laboratorio di sperimentazione artistica, culturale e interculturale.

Luogo: Forte Fanfulla, via Fanfulla da Lodi 5, Roma
Date: 24 e 25 Maggio
Orari: Venerdì 24 dalle 18 alle 22 – Sabato 25 dalle 17 alle 22

 

Marco Austeri, nato a Terni nel 1976, si laurea al DAMS con una tesi sulla messa in scena dello spettacolo
I-TIGI, Canto per Ustica di Marco Paolini. Da quel momento entra stabilmente in compagnia e collabora a tutti i lavori dell’attore fino all’allestimento di Sergente, a Mario Rigoni Stern con il quale debutta in scena.
Dirige dal 2008 al 2010 la Compagnia Progetto Mandela, associazione che lavora con gli adolescenti nell’ambito dei Diritti Umani, curando la regia degli spettacoli  Sabbie Mobili, Onde e Per il resto del Viaggio.
Sempre attento ai nuovi sviluppi del teatro e della danza contemporanei, si trasferisce a Montreal e inizia una nuova collaborazione con Dave St.Pierre, regista e coreografo québécois, per  partecipare all’allestimento dell’ultimo spettacolo della trilogia (ancora senza titolo).
Nel 2010 è scelto come regista italiano per il progetto della compagnia Ashtar Theatre di Gaza, Gaza Monologues,  scritti dai ragazzi di Gaza sulle proprie esperienze all’indomani dei bombardamenti dell’operazione israeliana Piombo Fuso. I monologhi sono stati interpretati da coetanei degli autori in giro per il mondo per poi ripresentarli tutti insieme al Palazzo di Vetro dell’ONU di fronte ai grandi del mondo nel giorno della Solidarietà al Popolo Palestinese.
Marco è ora impegnato nell’allestimento del suo nuovo spettacolo Rearview Mirror, una performance teatrale in sella a una moto. Lo spettatore-passeggero sarà coinvolto direttamente nel viaggio fino a diventare partner attivo della trama che si dirime in accordo con la strada che si percorre.

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