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Bartuli: tradurre Elias Khoury

Quando sono arrivata a tradurre ‘Yalo’, ho ritrovato il linguaggio di Khoury. Noi italiani possiamo capire la sua lingua più dei francesi o degli inglesi, perché lui riesce a mettere la sintassi dell’arabo parlato all’interno di una lingua corretta: un po’ come facciamo noi con l’Italiano. Noi possiamo cambiare registro e usare parole più semplici, parole che magari non sarebbero accettate dalla maestra. Dalla mia maestra sicuramente no!”. Più che in altri libri di Khoury, nel romanzo Yalo’ (Einaudi 2009) - un romanzo durissimo e tenerissimo - c’è proprio questo andare verso la vita che è importante: così racconta Elisabetta Bartuli - arabista, traduttrice, docente dell’Università di Venezia e “voce in italiano” dello scrittore e intellettuale libanese Elias Khoury – intervistata da Rai Letteratura a Ferrara, in occasione del Festival Internazionale 2013.

“Yalo” è un romanzo che parla di memoria, di radici e di dignità umana. È la storia di un uomo che – imprigionato e torturato – si affida a un foglio bianco e, nonostante tutto, scrive la sua vita, giocando con la memoria e andando a caccia della propria identità.

In questa intervista, Elisabetta Bartuli annuncia anche un’importante novità editoriale: è in corso di traduzione dall’arabo all’italiano - e uscirà a marzo 2014 - l’ultimo romanzo di Elias Khoury, intitolato Sinalcol.

Elias Khoury, autore di numerosi romanzi, pièce teatrali e saggi, è stato direttore dell’inserto letterario del quotidiano di Beirut al-Nahar. Nel 2008 ha ricevuto il Sultan Oweiss Award per la narrativa e il Prix Ima pour le roman arabe. In Italia sono stati pubblicati Il viaggio del piccolo Gandhi (Jouvence 2001), La porta del sole (Einaudi 2004), Facce bianche (Einaudi 2007) e Yalo (Einaudi 2009).

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