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Biancamaria Frabotta: sono come le pulci i poeti

In occasione della giornata mondiale della Poesia vi proponiamo una serie di riflessioni di Biancamaria Frabotta, aperte dalla lettura di una poesia dalla sua raccolta Mani mortali, pubblicata da Mondadori.  Ci racconta poi il suo rapporto con la poesia: "io non mi sono mai sentita solo poeta perché non ero solo poeta".  "La poesia ogni tanto chiama e a quel punto bisogna essere pronti a rispondere, la disponibilità alla chiamata forse è quello che ci rende poeti. Un grande poeta come Giorgio Caproni detestava essere definito poeta, diceva di essere un versificatore".   "La poesia non è una comunicazione uguale alle altre: la poesia colpisce, innervosisce anche per la sua non comunicabilità immediata." "Ho amato un gruppo abbastanza limitato di poeti e ho fatto molti corsi su di loro, ogni volta cambiando. Con loro c'era un rapporto, un rapporto con persone che erano poeti. "

Biancamaria Frabotta è nata a Roma, dove vive. Ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Roma La Sapienza. Ha scritto tra l’altro l’antologia Donne in poesia (1976), Letteratura al femminile (1980), Giorgio Caproni il poeta del disincanto (1993) e L'estrema volontà ( 2010). Collaboratrice di riviste, è stata redattrice di Orsa minore (dal 1981 al 1983) e di Poesia (dal 1989 al 1991). Ha scritto a lungo sul Manifesto. Ha raccolto studi e interventi intorno al femminismo in due volumi (Femminismo e lotta di classe e La politica del femminismo). La sua attività poetica è cominciata nel 1976 con Affeminata, ed è proseguita con Il rumore bianco (1982), Appunti di volo e altre poesie (1985), Controcanto al chiuso (1991), La viandanza (1995),Terra contigua (1999), La pianta del pane (2003), Gli eterni lavori (2005), I nuovi climi, (2007), Da mani mortali (2012).

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