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Boualem Sansal: la dittatura che non vediamo

Ispirato fin dal titolo a 1984 di George Orwell 2084, La fine del mondo dello scrittore algerino Boualem Sansal (tradotto da Margherita Botto per Neri Pozza) descrive un regime totalitario dominato dal culto di Abi, il Delegato di Yölah. Il protagonista, Ati, esce da un sanatorio e torna a Qodsabad, aggregandosi alle carovane di pellegrini (gli unici viaggi consentiti sono quelli a scopo religioso che servono a convogliare grandi masse fuori dalla città). Non c’è più storia (nessuno sa cosa è avvenuto prima del 2084), geografia (nessuno ha superato la Frontiera), non c’è più spazio per lo svago: a un certo punto Ati visita un segretissimo Museo della Nostalgia dove ci sono  attrezzature sportive, poltrone di cinema, piste di pattinaggio, tutte cose scomparse dalla vita quotidiana, così come i piatti su cui mangiare, le sedie; si vive in modo primitivo e squallido. Nell’intervista che ci ha rilasciato in occasione del XXIX Salone del Libro di Torino, Boualem Sansal ci ha detto che la sua non è la proiezione di quanto avverrà ma la presa d’atto di come operano le dittature in vari paesi arabi. La traduzione simultanea è di Marina Astrologo.

 

Boualem Sansal è nato nel 1949 in Algeria e vive a Boumerdès, nei pressi di Algeri. Alto funzionario del ministero dell’Industria algerino fino al 2003 (incarico da cui fu allontanato per le sue prese di posizione politica), ha vinto il Prix du premier Roman e il Prix Tropiques1999 con il suo primo romanzo Le serment des barbares, il Grand Prix RTL-Lire 2008 con Le Village de l’Allemand, e il Grand Prix du roman 2015 de l’Académie française con 2084. Nel 2014 è stato nominato per il Premio Nobel per la letteratura.

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