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Brit Bennett: il coro delle madri

Brit Bennett ha solo ventisei anni e il suo romanzo Le madri (traduzione di Giovanna Scocchera, Giunti) è scritto con ammirevole maturità. Scegliendo il punto di vista di un coro di vecchie madri, Bennet mette in scena tre giovani neri di Oceanside, una cittadina californiana. Tutto si svolge intorno alla chiesa di Oceanside, la Upper Room Chappel: è qui che la madre di Nadia è stata vista prima che si tirasse un colpo di pistola alla testa, ed è qui che fa il pastore il padre di Luke. A diciassette anni Nadia, devastata dall’inspiegabile suicidio della madre, si getta tra le braccia di Luke, che di anni ne ha ventuno e, in seguito a un incidente, è rimasto zoppo rinunciando al sogno di diventare un campione di football. Nadia resta incinta e abortisce con i soldi che Luke si fa dare dai genitori. Lui resta a Oceanside; lei si laurea nel Michigan. Si rivedono al matrimonio di lui con la migliore amica di lei, Aubrey, e da quel momento le loro storie tornano a intrecciarsi. L’amore mai sopito tra Nadia e Luke, il fantasma del loro bambino che riappare nelle fantasie dell’una e dell’altro; il legame tra Nadia e Aubrey che si vogliono bene, s’invidiano reciprocamente e non sanno dirsi quello che conta davvero; il potere delle madri di influenzare la vita dei figli; l’inversione dei destini per cui ci ritroviamo a far da madri a chi ci ha allevato: tutto questo e molto altro racconta Bennett.

Abbiamo incontrato Brit Bennett in occasione di Tempo di libri. La traduzione è diTommaso Adami.

 

Brit Bennett, nata e cresciuta nella California del Sud, ha studiato alla Stanford University e conseguito un dottorato all’università del Michigan. Ha pubblicato racconti e interventi sul «New Yorker», il «New York Times Magazine», la «Paris Review» e «Jezebel». Quando ha iniziato a scrivere The Mothers, il suo romanzo d’esordio, aveva la stessa età dei protagonisti, diciassette anni: il libro è uscito negli Stati Uniti sette anni dopo.

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