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Buonanno: Lotta di classe al terzo piano

Mi interessano le versioni alternative della Storia, del presente come del passato. Raccontare un’icona come Karl Marx attraverso la sua vita quotidiana, ma anche attraverso lati meno noti della sua autobiografia. E poi naturalmente romanzarci qualcosa, e inventare l’impianto narrativo ”: così lo scrittore Errico Buonanno immortala il suo romanzo Lotta di classe al terzo piano (Rizzoli 2014). Un romanzo comico e sognante, sulla libertà e sul diritto al sogno, “una storia falsa ma possibile” che concede anche spazio all’avventura in uno scenario fatto di lotte filosofiche, attentatori anarchici e operai pronti alla rivolta.

Errico Buonanno è nato a Roma nel 1979. Ha pubblicato, tra gli altri, Piccola serenata notturna (Marsilio 2003, Premio Calvino), Sarà vero. La menzogna al potere (Einaudi 2009), L’eternità stanca (Laterza 2012) e La sindrome di Nerone (Rizzoli 2013). Autore televisivo e radiofonico, collabora con il “Corriere della Sera”.

 

Lotta di classe al terzo piano

Nella Londra del 1861, tra nuove invenzioni scientifiche, masse di operai schiacciati dalle fabbriche, esuli, spie e attivisti politici che tramano per la rivoluzione, vivono due uomini molto diversi tra loro. Il primo è Karl Marx, il padre del comunismo, il filosofo più influente della modernità, che da anni lotta per portare a termine il libro che tutti attendono, Il Capitale. L’altro non sta sui libri di Storia. Si chiama Alan John Huckabee, ed è il padrone del fatiscente condominio di Soho che il pensatore tedesco, tramite l’amico e mecenate Engels, ha preso in affitto. Borghese ricco e ingrigito, che ha rinunciato da tempo ai suoi sogni giovanili da romanziere, Huckabee non ha la più pallida idea di chi sia il suo misterioso affittuario, un uomo che non si mostra mai ma la cui semplice presenza sembra capace di dare al resto dei condomini nuova energia e voglia di fare. Eppure presto proprio lui, il padrone dell’uomo che vuole combattere i padroni, scoprirà che la rivoluzione è possibile, e che lui stesso vi ha un ruolo cruciale. Mentre il movimento comunista capeggiato da Engels scalpita per avere l’opera che gli potrebbe garantire il successo, e mentre Marx sembra in preda a un terribile blocco creativo e ha solo voglia di tornare alle poesie e ai romanzi che amava in gioventù, il signor Huckabee riscopre dentro di sé un sentimento dimenticato: la voglia di libertà, la voglia di essere se stesso, e di non farsi schiavizzare dai meccanismi della società. Accompagnato da Natasha, esule russa e fragile fanatica marxista, il borghesissimo padrone di casa deciderà così di aiutare Karl Marx nell’unico modo possibile: scrivendo al posto suo Il Capitale. Un Capitale finalmente creativo, fantasioso, libertario. Il Capitale che, purtroppo, non è mai stato tradotto in realtà.  

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