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Carmine Abate: il primo a partire fu Carmine

Si parte e si torna molto nell’ultimo libro di Carmine Abate, La felicità dell’attesa, uscito da Mondadori: la storia di tre generazioni della famiglia Leto  è tutto un andirivieni dall’America alla Calabria. Mescolando realtà e fantasia, Abate racconta le avventure del nonno Carmine, che fa il manovale a New York, sposa Shirley e torna al paese, dove va incontro a una morte prematura e violenta. Ma il vero protagonista del libro è Jon, il figlio di Carmine, che emigra negli Stati Uniti alla caccia degli assassini del padre e incappa niente di meno che in Norma Jeane, la futura Marilyn Monroe,  con cui intreccia una relazione tenera e appassionata che durerà negli anni e lo segnerà per la vita. Jon finirà per sposare e fare due figli con Annina, la più bella di Hora, innamorata di lui da sempre, ma il suo cuore resterà con la meravigliosa ragazza che ha coronato il sogno di diventare attrice senza trovare la felicita. Nume tutelare di Jon è Andy Varipapa, campione di bowling, soprannominato il Greco per le sue origine arbëresh, che protegge il giovane dalla brama di vendetta e gli dà aiuto nei momenti cruciali.

Al Salone del libro di Torino abbiamo incontrato Carmine Abate che ci ha parlato dei temi del libro e della sua scrittura in generale.  

 

Carmine Abate è nato nel 1954 a Carfizzi, un paese arbëresh della Calabria. Emigrato da giovane ad Amburgo, oggi vive in Trentino. Come narratore, ha esordito in Germania con Den Koffer und weg! (1984). Ha pubblicato due libri di racconti, Il muro dei muri (1993) e Vivere per addizione e altri viaggi(2010), la raccolta Terre di andata (1996 e 2011), il saggio I germanesi (1986 e 2006) con Meike Behrmann e i romanzi: Il ballo tondo (1991), La moto di Scanderbeg(1999), Tra due mari (2002), La festa del ritorno (2004, premio selezione Campiello, nuova edizione 2014) e Il mosaico del tempo grande (2006), Gli anni veloci (2008), La collina del vento (premio Campiello 2012) e Il bacio del pane (2013). 

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