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Colson Whitehead: in fuga dall`inferno

“Se una cosa sai tenertela stretta, è tua. La tua terra, il tuo schiavo o il tuo continente. L’imperativo americano”: nella Ferrovia sotterranea Colson Whitehead racconta il fenomeno della schiavitù attraverso il personaggio della giovane Cora in fuga dalla spaventosa piantagione della Georgia in cui è nata, ma racconta anche l’America, i suoi presupposti e i suoi sviluppi. Cora, abbandonata da Mabel, sua madre, quando aveva dieci o undici anni, viene spinta a fuggire da Cesar, uno schiavo che ha imparato a leggere e scrivere dalla sua padrona e che tutto si aspettava fuorché di finire nei campi, trattato peggio di una bestia. Insieme i due affrontano il viaggio nella ferrovia sotterranea e arrivano nella Carolina del Sud, dove trovano lavori retribuiti (anche se non l’uguaglianza con i bianchi). Il destino è in agguato sotto forma dello spaventoso Arnold Ridgeway, il cacciatore di fuggiaschi, e il libro segue le peripezie della ragazza di stato in stato, di persecuzione in persecuzione. Tradotto da Martina Testa per Sur, La ferrovia sotterranea ha fatto vincere al suo autore il premio Pulitzer.

 

Con Colson Whitehed, a Roma per l’anteprima di Libri Come, abbiamo parlato dei temi del libro, della protagonista e del suo antagonista, della metafora della ferrovia sotterranea che diventa nella finzione romanzesca una vera ferrovia e dei Viaggi di Gulliver , che sono una delle fonti di ispirazione di questo potente romanzo.

 

Colson Whitehead è nato a New York il 6 novembre 1969. Dopo essersi laureato all'Università Harvard, ha cominciato a scrivere di libri, televisione e musica per il settimanale The Village Voice. Nel 1999 ha pubblicato il suo primo romanzo, L'intuizionista. Due anni dopo scrive John Henry festival. Il colosso di New York (2003) è un libro di saggi su New York. Con il romanzo La ferrovia sotterranea vince il National Book Award, il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2017, il Premio Arthur C. Clarke.

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