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Domenico Quirico: i migranti sono un popolo nuovo

Abbiamo tutti di fronte agli occhi le immagini di campi profughi, di frontiere, di porti affollati; Domenico Quirico sceglie di aprire il suo libro Esodo,  Storia del nuovo millennio (Neri Pozza) con quelle dei luoghi di partenza di quelle folle: intere parti del mondo svuotate, paesi abitati solo da vecchi, campi abbandonati, case in rovina. Ci chiedevamo come sarebbe stato il nuovo millennio, quali invenzioni l’avrebbero contrassegnato: Quirico ci dice, eccolo il terzo millennio, è tutto contenuto nella formula la “Grande Migrazione”. L’”Europa avara e tentennante”, può opporre ad essa muri, chilometri di filo spinato, crudeli rimpatri, ma sono tutti patetici palliativi. Lui si è mischiato ai partenti, è salito su una carretta che si è arenata nei pressi di Lampedusa; è stato in Tunisia dove i primogeniti hanno l’onore di tentare la sorte;  ha visitato il Mali con i suoi villaggi che sopravvivono sulle rimesse dei migranti; ha percorso la frontiera tra Marocco e Spagna: ovunque miseria, disperazione, violenza, mancanza di alternative.  Nel girone delle vittime, la sorte più crudele è riservata alle donne: c’è chi viene stuprata ripetutamente prima di riuscire a partire, chi per restare in vita deve darsi alla prostituzione. È difficile trovare su questi temi una visione lucida e potente come quella di Domenico Quirico.

 

 

Domenico Quirico è giornalista de La Stampa, responsabile degli esteri, corrispondente da Parigi e ora inviato. Ha seguito tutte le vicende africane degli ultimi vent’anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Ha scritto quattro saggi storici per Mondadori (Adua, Squadrone bianco, Generali e Naja) e Primavera araba per Bollati Boringheri. Presso Neri Pozza ha pubblicato Gli Ultimi. La magnifica storia dei vinti e Il paese del male.

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