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Edoardo Nesi, quando esisteva solo il futuro

Come facciamo a vivere senza le nostre vite? Come sapremo di essere noi senza il nostro passato? È la frase di John Steinbeck che Edoardo Nesi scrive in esergo nel suo ultimo romanzo L’estate infinita e che dà il senso della ragione profonda che lo ha spinto a scrivere questo libro: “Volevo raccontare il passato per com’era” dice a Rai Letteratura “e doveva essere un passato puro, onesto e senza nessun tipo di contatto col presente”.

Al centro di questa saga Ivo Barrocciai, innamorato della vita, delle belle donne e soprattutto del suo sogno di imprenditore. Edoardo Nesi torna ancora una volta a raccontarci le storie di questo personaggio: qui siamo all’inizio della sua epopea mentre ne L’età dell’oro lo aveva descritto quando il miracolo italiano si era drammaticamente concluso. “Ivo Barrocciai è un po’ la mia coperta di Linus”, aggiunge Nesi che scrive ritornando spesso sui personaggi come se la sua opera potesse costituire un unicum. Con Storia della mia gente con cui aveva vinto il premio Strega nel 2011, aveva scritto un’opera che oscillava tra romanzo, autobiografia e saggio e raccontava la chiusura della sua fabbrica e la crisi dell’industria tessile nella zona di Prato, la rabbia per quella perdita  e l’amore per la ‘sua gente’. Ne L’estate infinita, romanzo scritto in quattro anni, Nesi racconta con tono epico l’ambizione e il successo di un imprenditore che inizia la sua avventura e che trascina nell’operosità e nel benessere Cesare Vezzosi, piccolo impresario edile e Pasquale Citarella, un imbianchino che viene dall’Irpinia. Le loro storie e le loro passioni si dipanano nel decennio dal 1972 al 1982, un periodo pieno di promesse di grande crescita economica quando il Pil toccò il 40%. “Volevo raccontare che l’Italia era un Paese meraviglioso, in quegli anni, si realizzava in Italia quella sorta di sogno di  prosperità – ognuno al suo livello – che è una cosa sacra”.

 

 
Edoardo Nesi nasce a Prato nel 1964. Scrittore e imprenditore tessile, esordisce nella narrativa nel 1995 con il romanzo Fughe da fermo, che diventa film con la sua regia nel 2001. Nel 1996 pubblica Ride con gli angeli e nel 1999 Rebecca. Seguono Figli delle stelle (2001), L’età dell’oro (2004) e Per sempre (2007). Nel 2000 pubblica la traduzione di Infinite jest di David Foster Wallace. Con Storia della mia gente del 2010 vince il Premio Strega (2011). Nel 2012 pubblica Le nostre vite senza ieri e nel 2015 L’estate infinita.

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