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Emanuele Santi: Camus tra calcio e scrittura

Raccontare Albert Camus, dai primi anni di vita alla scrittura dello Straniero da un punto di vista particolare, quello dell’amore per il calcio: questa l’impresa compiuta da Emanuele Santi nel suo “saggio romanzato”, Il portiere e lo straniero, edito da L’asino d’oro. Sviluppando la traccia di un articolo scritto per Left, Santi si spinge fino ad Algeri alla ricerca dei luoghi di Camus. La sua teoria è che Albert Camus abbia scritto Lo straniero “in quel modo fantastico” perché, da ragazzo, aveva giocato in porta. La promettente carriera calcistica di Camus si arrestò di colpo a diciassette anni, quando si ammalò di tubercolosi, ma la passione per questo sport non lo abbandonò mai, tanto che arrivò a dichiarare: “tutto quello che ho appreso sulla morale e sugli uomini lo devo al calcio”. Santi ci illustra il parallelismo tra la solitudine del portiere e quella dello scrittore e ci dà un assaggio della sua lettura del finale dello Straniero.   

 

Emanuele Santi è nato nel 1970 e fa il lavoratore aeroportuale turnista. Ha pubblicato due brevi romanzi: Memorie di un pony express (Ibiskos, 2007) e L’Attore (MJM, 2010). Dal 2008 cura la rubrica Calcio mancino sul settimanale “left” e fino al 2010 è stato collaboratore del quotidiano ecologista “Terra”, organo d’informazione della Federazione dei Verdi. Vive tra Roma e Barcellona.  

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