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Francesco Targhetta, Le vite potenziali

“È un mondo, quello on line, in cui si continuano a fare le stesse cose che si fanno nell’altro, ma senza rendersi conto di essere visti, e quindi con più disinvoltura, senza freni inibitori, con più fame e crudeltà ma con meno fatica, al punto da sviluppare il desiderio di provare tutto”. Il tema del romanzo Le vite potenziali di Francesco Targhetta, pubblicato da Mondadori, è il mondo nuovo in cui siamo scivolati senza accorgercene, un mondo fatto di acquisti virtuali che ci danno ebbrezza e ci fanno sentire immersi in uno shopping infinito. Per raccontarlo, Targhetta sceglie tre protagonisti, focalizzandosi sul meno realizzato dei tre, Luciano, programmatore informatico insicuro e schivo, tenuto al guinzaglio dalla madre, capace di grandi innamoramenti, ma totalmente sfortunato con le donne. Gli altri due, Alberto, il suo capo alla Albecom e suo compagno di scuola, volitivo e deciso a tenere tutto sotto controllo, e Giorgio, il pre-sales dell’azienda, privo di scrupoli, affamato di vita e di successo, si scontreranno nella parte finale del libro, ma a Targhetta non interessa tanto l’esito dello scontro, quanto la raffigurazione dei rapporti umani nell’epoca dell’e-commerce. Alla spersonalizzazione delle relazioni si accompagna la spersonalizzazione dei luoghi e non a caso l’ambientazione del libro è Marghera, il paesaggio postindustriale caratterizzato da edifici spettrali e abbandono. Se c’è una speranza in questo libro questa è affidata alla studentessa-barista Matilde e al bambino che decide di aspettare anche da sola. Scritto benissimo, con una lingua capace di mettere insieme il massimo di letterarietà e il massimo di adesione al mondo dei protagonisti.

Francesco Targhetta è nato a Treviso nel 1980. È professore di lettere alle scuole superiori. Ha pubblicato un libro di poesie, Fiaschi (ExCogita 2009) e un romanzo in versi, Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn 2012). Le vite potenziali (Mondadori 2018) è il suo primo romanzo in prosa.

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