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Gabriella Sica, Prato Pagano e la poesia degli anni ottanta

Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma è stato allestito un percorso espositivo articolato in cinque sezioni su Prato Pagano, un’originale esperienza letteraria nata a Roma negli anni Ottanta. La mostra sarà aperta fino al 13 ottobre 2018. 

Di Prato Pagano nelle sue varie articolazioni abbiamo parlato con Gabriella Sica, anima del progetto.

La collana Il Melograno è ideata da Gabriella Sica come marchio editoriale a sé e distintivo nell’ambito delle allora esistenti Abete Edizioni, incoraggiata all’inizio da Paolo Prestigiacomo e Michelangelo Coviello. Vengono scelti autori classici che rivelano un legame con le problematiche e gli interessi attinenti al dibattito contemporaneo; ogni autore classico viene reinterpretato da uno scrittore contemporaneo. Dalla collana dei libri nasce «Prato pagano» – sottotitolo «Almanacco di prosa e poesia» –, che si articola in quattro numeri, con periodicità annuale, dal 1979/1980 al 1982. In una nota iniziale viene spiegata la scelta del titolo: «Pagus è il villaggio e paganus è tutto ciò che gli appartiene. Ma il prato pagano è il luogo che traccia i confini tra villaggi, e coloro che vi abitano si ascoltano sospesi, fermi su quella frattura che prende forma e colore, proprio come una ferita, un taglio rosso». Gli ingredienti sono il ritorno alla tradizione per un nuovo inizio, il rapporto con la natura e con la lingua e il realismo del quotidiano. Ai testi del nucleo iniziale, Sica, Prestigiacomo e Coviello, subito si affiancano testi degli autori più assidui – Valerio Magrelli, Beppe Salvia, Claudio Damiani e Gino Scartaghiande – e quelli altrettanto significativi di autori che pubblicano una sola volta: «Una costellazione di nomi e di fiori è un prato pagano: il molteplice, il casuale e il necessario hanno trovato lì il loro regno».

Dopo una pausa di due anni ritorna «Prato pagano». Gabriella Sica pensa a un nuovo nome, Fragile. Il 20 giugno 1985, in una festa all’Orto Botanico a Trastevere, viene presentato il primo numero del nuovo «Prato pagano», che ha come sottotitolo Giornale di nuova letteratura. In tre anni escono cinque numeri. La rivista viene organizzata in rubriche o temi di poesia, come Storie naturali, Studi, Paesaggi, Cuore, Parabole, Favole, Stagioni. Gabriella Sica cura questo spazio affiancata da una redazione di cui fanno parte Claudio Damiani, Marco Lodoli e Arnaldo Colasanti e Giacomo F. Rech. Sono gli autori che, insieme a Valerio Magrelli e Gino Scartaghiande, pubblicano in ogni numero. La cerchia si allarga a Pietro Tripodo, Edoardo Albinati, Silvia Bre, Luca Archibugi, Antonella Anedda, Marco Papa, Paolo del Colle, Giuliano Goroni, Giselda Pontesilli e Nadia Campana, della quale vengono pubblicate postume le poesie Le prime cose, scelte da lei stessa. Con la nuova serie viene ideata anche una collana di poesia da allegare alla rivista, i “Quaderni di Prato pagano”. Il primo “Quaderno” allegato al n. 2 della rivista è Estate di Elisa Sansovino. Nuova edizione a cura di Beppe Salvia. Si tratta in realtà di una finzione letteraria di cui è autore Salvia stesso. È il suo primo volume di poesie che esce postumo e da lui stesso preparato in vista dell’immediata pubblicazione, come documentano i dattiloscritti conservati da Rocco Salvia. Esce con il n. 3 della rivista il secondo “Quaderno di Prato pagano”: La famosa vita di Gabriella Sica, che raccoglie cinquanta brevi poesie, alcune delle quali già apparse su «Prato pagano». In forme epigrammatiche e con giochi di rima, si passa dal sogno alla realtà, dall’età dell’innocenza al presente. Quando la rivista ha già concluso le sue pubblicazioni, appare nel 1988 il quarto e ultimo “Quaderno di Prato pagano”: Firmamento di Giacomo F. Rech, che ha pubblicato più volte sulla rivista. Attraverso prose e versi, tornano a intrecciarsi Diana e la luna, il mondo classico e la natura.

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