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George Saunders vince il Premio Von Rezzori

"Pur essendo uno scrittore divertente, George Saunders è il grande poeta del dolore. Persino la sua definizione di umorismo è tanto accurata quanto sobria": così la giuria del premio premio Von Rezzori - città di Firenze, giunto alla sua dodicesima edizione, ha assegnato al libro Lincoln nel Bardo la vittoria. Gli altri finalisti erano Katie Kitamura con Una separazione, Andreï Makine con L'Arcipelago della nuova vita, Lawrence Osborne con Cacciatori nel buio e David Szalay con Tutto quello che è un uomo. La cerimonia di premiazione si è svolta il 5 maggio a Palazzo Vecchio a Firenze. Presenti Beatrice Monti della Corte, Andrea Bajani, Ernesto Ferrero e Edmund White. Premiato per la traduzione del libro Claudio Groff (Feltrinelli). Nel 2017 questo libro è valso a Saunders il Man Booker Prize.

 

Lincoln nel Bardo: “esplora i particolari del dolore di un padre rispetto a un ampio panorama di anime smarrite e salvate. Voci senza corpo parlano, con accenti appartenenti a classi sociali diverse, periodi storici diversi ed etnie diverse, di tutti i misteri della vita nell'aldilà, finché Lincoln pronuncia la parola "morte" e tutte le voci abbandono la loro spettrale esistenza. Come un Dante moderno, ma senza la medesima sistematica topografia, la fede consolatoria o i rancori terreni, Saunders ha immaginato nei dettagli un mondo tetro al di sotto dei nostri piedi".

 

In questa intervista realizzata da Rai Letteratura durante lo scorso Festivaletteratura di Mantova, George Saunders ci ha parlato proprio di Lincoln nel Bardo.

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Il tema di Lincoln nel Bardo di George Saunders (traduzione di Cristina Mennella, Feltrinelli) è la morte e quello che accade subito dopo. Sono tutti morti (e non vorrebbero esserlo) i personaggi del libro riuniti nel cimitero di Oak Hill a Georgtown. Saunders dà voce ai rimpianti, ai ricordi, alle passioni di un gruppo di fantasmi riuniti intorno all’arrivo tra loro di Willie, il figlio undicenne di Abramo Lincoln. Il romanzo procede come un accumulo di testimonianze: l’autore ricostruisce la malattia del bambino che si aggrava proprio la notte di un grande ricevimento dato da suo padre, presidente degli Stati Uniti. Un medico rassicura i genitori sul fatto che Willie si riprenderà; quando il malato muore, la madre crolla e il padre continua ossessivo a visitarlo nella cripta. Il bardo nel buddismo tibetano è lo stato intermedio tra la vita e la morte: lì sosta Willie dando dei morti alle figure che lo circondano e scatenando in loro scomposte reazioni. Visionario, provocatorio, Saunders si pone l’obiettivo di immaginare l’inimmaginabile, di raccontare l’irraccontabile e il risultato è un romanzo ipnotico, da cui ci si stacca a fatica.

 

George Saunders è nato il 2 dicembre 1958 ad Amarillo. Cresciuto nella periferia meridionale di Chicago, si è laureato alla Oak Forest High School a Oak Forest. Nel 1981 ha ottenuto un Bachelor of Science in ingegneria geofisica alla Colorado School of Mines a Golden in Colorado. Dal 1989 al 1996 ha lavorato in qualità di redattore tecnico e ingegnere geofisico; inoltre ha fatto parte di una squadra di esplorazione petrolifera a Sumatra. Dal 1997 Saunders insegna scrittura creativa alla Syracuse University, nell'ambito del Master of Fine Arts. La sua raccolta di saggi The braindead megaphone esce in Italia da Minimum Fax nel 2009 con il titolo Il megafono spento. Tra le sue opere tradotte in Italia: Pastoralia (2001), I tenacissimi sgrinfi di Frip (con Lane Smith, 2002), Nel paese della persuasione (2010), Dieci dicembre (2013), L'egoismo è inutile, celebre discorso agli studenti, Bengodi e altri racconti (2015).

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