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Giuseppe Antonelli: come le parole hanno paralizzato la politica

“Oggi, in un’epoca che si propone come post-ideologica le emozioni si sostituiscono alle idee. Dappertutto si sente parlare di post-politica e post-verità. Perché qualcuno sta cercando di farci credere che parole come politica o verità (nel senso di realtà verificabile) siano ormai superate.” Partendo da questo sconsolato presupposto, Giuseppe Antonelli in Volgare eloquenza, Come le parole hanno paralizzato la politica, edito da Laterza, offre un excursus sulle distorsioni del linguaggio della politica oggi. Dal paradigma del rispecchiamento (votami perché parlo male come te) alla narrazione che prende il sopravvento sull’argomentazione, dalla perdita del DNA linguistico (i discorsi dei politici non lasciano più indovinare la loro appartenenza politica) alla deriva comica (la brillantezza di una battuta di spirito è più apprezzata di qualsiasi ragionamento). E come ci spiega Giuseppe Antonelli in questa intervista, il problema non è soltanto italiano, ma globale. Il populismo linguistico ha trovato in Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, un portavoce ufficiale.

Giuseppe Antonelli insegna Linguistica italiana all’Università di Cassino, collabora all’inserto “La lettura” del “Corriere della Sera” e conduce su Radio Tre la trasmissione settimanale La lingua batte. Dal 2015 racconta storie di parole nel programma televisivo Kilimangiaro, in onda la domenica su Rai Tre. Tra i suoi ultimi lavori, Comunque anche Leopardi diceva le parolacce. L’italiano come non ve l’hanno mai raccontato (Mondadori 2014), Un italiano vero. La lingua in cui viviamo (Rizzoli 2016) e L’italiano nella società della comunicazione 2.0 (Il Mulino 2016).

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