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Hisham Matar: ritorno in Libia

Il ritorno di Hisham Matar (traduzione di Anna Nadotti, Einaudi) si muove intorno a due date: il 1990, in cui Jaballa Matar, il padre del narratore, leader dell’opposizione a Gheddafi, viene rapito al Cairo e portato a Tripoli nella prigione di Abu Salim e il 2012, quando Hisham Matar, insieme alla madre, al fratello e alla moglie, vola in Libia con l’intento di raccogliere testimonianze sul padre scomparso. I ventidue anni che passano tra il sequestro del padre e il ritorno in patria dei familiari sono anni in cui Hisham termina gli studi in Inghilterra, si trasferisce negli Stati Uniti, si sposa, scrive libri, ma sono tutti anni dominati dall’assenza di una figura fondamentale e dall’angoscia per la sua sorte. Hisham Matar ricostruisce la figura del padre, giovane appassionato di poesia, alto ufficiale dell’esercito, diplomatico, imprenditore di successo, leader nato, patriota convinto, ma ricostruisce anche il proprio tormento di Telemaco bloccato dall’assenza di Ulisse, di esule oberato dai sensi di colpa e impegnato in battaglie pubbliche. C’è nel libro anche la storia del nonno Hamed, vissuto oltre cent’anni, deportato in Italia dai fascisti e riuscito miracolosamente a fuggire e tornare in patria (quella degli italiani in Libia è la storia poco raccontata di un genocidio). Il ritorno è il racconto di una formazione tutta condizionata dalle circostanze politiche e del tentativo di resistere con ogni mezzo all’annientamento psicologico. Un racconto emblematico dei nostri tempi, delle ambiguità dell’Europa che fa affari con i regimi totalitari invece di contrastarli, e un racconto universale sui destini stritolati dalla Storia.

Con Hisham Matar, intervenuto a Libri Come 2017, abbiamo parlato del tema del libro, del suo ritorno in Libia, del ritrovamento di racconti giovanili del padre e della necessità di confrontarsi con il proprio passato. 

 

 

Hisham Matar è nato nel 1970 a New York da genitori libici. È vissuto a Tripoli e poi al Cairo prima di trasferirsi a Londra. Per Einaudi ha pubblicato Nessuno al mondo (2006), tradotto in ventinove lingue e finalista al Man Booker Prize, Anatomia di una scomparsa (2011) e Il ritorno (2017).

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