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Hunger Games - La ragazza di fuoco

 Hunger Games - La ragazza di fuoco

Dopo il trionfo alla 74esima edizione degli Hunger Games, Katniss Everdeen riteneva di avere ottenuto, per se medesima e Peeta, un futuro di serenità all'interno del Distretto 12: pur se tormentato, ogni notte, dagli incubi per le uccisioni perpetrate nell’Arena per salvarsi la vita. Giusto prima di cominciar il Tour della Vittoria, il Presidente Snow convoca la vincitrice al fine di spiegarle che lei ed il compagno, con la loro storia d’amore, sono divenuti un simbolo pericoloso di ribellione per l’intera popolazione di Panem. Allo scopo di salvare la sua famiglia e le persone che ama, incluso Gale, Katniss dovrà convincere tutti che i suoi sentimenti per Peeta son veridici. Nel corso del giro, però, diviene chiaro che la scintilla della rivolta è, oramai, scoccata: Katniss va trucidata e, con lei, tutti quelli della sua specie. L’occasione verrà fornita dalla edizione della memoria degli Hunger Games, nella quale i tributi saranno estratti tra i vincitori ancora viventi delle precedenti edizioni. Ovviamente, la giovanissima trionfatrice degli ultimi giochi sta tra i convocati...

 

Diviso in 12 province contraddistinte da diversi stati di povertà, il Nord America del futuro paga ogni anno un tributo di sangue - due esponenti della gioventù dei diversi distretti, costretti allo scontro finché rimanga qualcuno da issare sul podio - ad una Capitale tirannica e feroce, capace d’esigere tanto in memoria d’una antica sollevazione. Di qui scaturisce la saga letteraria di “Hunger Games” firmata da Suzanne Collins, consegnatasi da subito al novero dei maggiori successi editoriali di tutti i tempi. Non specialmente originale (l’idea di base ricorda da vicino quella di “Battle Royale”, il romanzo di Koushun Takami dal quale Kinju Fukasaku ha tratto un superbo film), il progetto ha però delle intuizioni sorprendenti e pesca tra le più diverse fonti letterarie, dal “1984” di Orwell a “Il signore delle mosche” di Golding.

 

Il primo episodio, diretto da Gary Ross (quello, per intenderci, di “Seabiscuit” e “Pleasantville”), immaginava uno scenario tra Dorothea Lange e Fellini: tutto grigiore e malinconia, tra volti scavati dalla fame e desolanti campi di prigionia, nella prima parte; dipoi scintillante e barocco, tra dentature pantografate e parrucche iperboliche, a contrassegnare l’impero del kitsch. In questo pannello centrale, Francis Lawrence abbassa i toni di qualche decibel: in fin dei conti, il film è solo un trait d’union con il segmento successivo, che vedrà divampare la guerra tra ribelli e governativi. V’è più tempo, qui - non è detto che sia un difetto - per la parola, la riflessione: se la contrapposizione tra l’incontenibile energia giovanile e la rabbiosa spinta verso la conservazione dei padroni del vapore vi emerge più nitida, permane, tuttavia, l’intento di contenere conflitto e potenzialità eversive dentro l’alveo d’un prodotto per ragazzi. Vengono così a mancare l’indignazione, la spietatezza e la visionarietà che vivificavano la pagina scritta, oltre alla potente critica ai media (va ricordato che il romanzo traeva ispirazione da un servizio televisivo sulla guerra in Iraq e da un reality). Meno violento del primo, questo “La ragazza di fuoco” ha creato minori imbarazzi nel dover rendere le scene di violenza teen age friendly: da un punto di vista tecnico, ciò ha consentito di fare a meno pure dell’uso di shaky cam del primo film, le immagini tremolanti che consentivano di rendere difficilmente percettibili, al limite del subliminale, gli atti di violenza. Fra gli atout del film, infine, va segnalata la sempre più matura Jennifer Lawrence, delle new entry di lusso (su tutte quella di Philip Seymour Hoffman), l’aria orgogliosa da B-movie di lusso che continua a circolare. E taluni momenti di autentica poesia: quando, in sottofinale, Katniss scaglia - come l’indiano di De Andrè - una freccia in cielo per farlo respirare, tutto lo schermo pare aprirsi. Al colore della speranza figliata dalla lotta, suggerita dall’impossibilità di uccidere la bellezza.

                                                                              Francesco Troiano 

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