Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Jonathan Safran Foer: come ho scritto Eccomi

"Così tanti giorni di vita in comune. Così tante esperienze. Come avevano fatto a passare gli ultimi sedici anni a disimpararsi a vicenda? Come aveva fatto tutta la loro presenza a tradursi in assenza?". Eccomi, il terzo romanzo di Jonathan Safran Foer, tradotto da Irene Abigail Piccinini per Guanda, racconta la fine di un matrimonio. Jacob, il protagonista quarantenne, a cui Safran Foer presta molti tratti di sé, è il padre amorevole e ossessivo di tre figli; in qualche modo ama anche Julia, la moglie che ai suoi occhi non ha perso alcuna attrattiva, però smania per qualcos'altro, qualcosa a cui non sa dare nome. La crisi tra i due esplode quando lei trova per caso il cellulare che lui si è comprato di nascosto per scambiare messaggi osceni con una collega, ma era latente già da parecchio e il divorzio è la soluzione su cui concordano entrambi con enorme dolore. Al tema principale s'intreccia quello dell'ebraismo: che cosa vuol dire essere ebrei e atei in America oggi, che atteggiamento avere nei confronti dei rituali (Jacob trova per esempio che "l'ebraismo gestisce bene la morte" e impone d'accordo con la moglie al figlio maggiore Sam il Bar Mitzvah perché le cerimonie di passaggio sono importanti), come gestire la pesante eredità di sopravvissuti allo sterminio (il padre di Jacob ha un blog da cui scaglia ingiurie contro i tedeschi), come porsi nei confronti di Israele (a un certo punto nel libro Gerusalemme viene colpita da uno spaventoso terremoto, tutti gli arabi si coalizzano per annientarla e Jacob è tentato dall'aderire all'appello del Primo Ministro israeliano di andare a combattere, anche se non ha mai preso un'arma in mano e la politica israeliana il più delle volte lo disgusta). Il punto, come coglie il cugino Tamir, venuto in visita negli Stati Uniti per il Bar Mitzvah di Sam e distrutto dal pensiero del proprio figlio maggiore e della moglie rimasti in Israele tra terremoto e guerra, non sono i problemi di Jacob con Julia, ma la difficoltà dello stesso Jacob a riconoscersi nella sua vita, ad apprezzarne la serenità, senza sentirsi sminuito dalla mancanza di emozioni forti. C'è un altro motivo per amare Eccomi, ed è la capacità di Safran Foer di farci sentire le paure dei bambini, le loro logiche e le loro strategie di sopravvivenza.

Con Eccomi Jonathan Safran Foer ha vinto il premio della Lettura del Corriere della Sera per il miglior romanzo del 2016. Lo scrittore è venuto in Italia a ritirare il premio e ha partecipato all’anteprima della fiera del libro di Milano, Tempo di Libri. In questa occasione l’abbiamo intervistato e abbiamo parlato con lui del modo in cui costruisce le sue storie, del confronto che c'è nel libro tra i due cugini che vivono uno negli Stati Uniti e uno in Israele, della riflessione su cosa voglia dire essere ebrei oggi, delle ansie della paternità e infine delle ragioni del suo successo in Italia.

 

Jonathan Safran Foer è nato a Washington il 21 febbraio 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; il suo secondo romanzo è Molto forte, incredibilmente vicino (2005); infine, ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010) Da entrambi i romanzi sono stati tratti film di successo. I libri di Jonathan Safran Foer sono pubblicati in Italia da Guanda.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo