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Le notti chiare erano tutte un`alba. I poeti italiani nella Prima Guerra Mondiale

Torna in libreria per Bompiani in una nuova edizione accresciuta a 20 anni dalla prima e in occasione del centenario della fine della Grande Guerra, la ricchissima raccolta (circa 800 pagine) a cura del critico letterario Andrea Cortellessa dal titolo Le notti chiare erano tutte un'alba. Antologia dei poeti italiani nella Prima Guerra Mondiale.

 

Il libro prende il titolo da un verso di Eugenio Montale e offre più di 130 poesie di 67 autori, dai grandi caposaldi del Novecento (Ungaretti, Saba, Gadda, Rebora, Sbarbaro, D'Annunzio, Marinetti, Gozzano, Campana e Zanzotto) ad altri più o meno noti, tutti coinvolti nel primo conflitto mondiale. Un'occasione per riflettere su cosa ci insegna la letteratura, di guerra e non solo, a distanza di un secolo esatto e un modo per esplorare attraverso parole e versi un'esperienza che l'umanità ha vissuto come ''fine di un mondo'': la distruzione dei valori, degli assetti politici e sociali tradizionali, l'immane tragedia di una carneficina europea. Al tempo stesso emerge con chiarezza come siano stati i poeti i primi a scorgervi una visione o pre-visione del mondo nuovo che da quelle ceneri sarebbe sorto.

 

In questa intervista, realizzata presso la libreria La Pecora Elettrica di Roma, Andrea Cortellessa ci ha parlato della ricorrenza del 4 novembre 2018, cento anni esatti dalla fine del primo conflitto mondiale; del perché nonostante il secondo conflitto fosse stato poi ancora più sanguinoso e catastrofico continuiamo a ricordarla come la "Grande Guerra"; della poesia di Eugenio Montale, l'unica esplicitamente dedicata alla guerra, da cui è tratto il titolo della raccolta "Le notti chiare erano tutte un'alba"; e naturalmente di molti dei grandi autori della generazione che ha vissuto in prima persona (combattendo o meno) la guerra: Marinetti, D'Annunzio, Gadda, Ungaretti, Rebora, Saba, Campana, Sbarbaro e anche Gozzano che muore di tisi proprio durante la guerra nel 1916, e ancora i grandi poeti dialettali come Biagio Marin, Giacomo Noventa, Delio Tessa solo per citarne alcuni; della guerra come cartina al tornasole della cultura e della letteratura italiana dell'epoca, che ne svelava quindi la "colossale cattiva coscienza"; e infine dell'inquietante attualità del mito bellicoso del "bagno di sangue rigeneratore" che ha portato alla guerra del 15-18, del disprezzo per il buoni sentimenti, per il cosiddetto "buonismo", e di come proprio per questi motivi i poeti contenuti nella raccolta possono fungere da monito nei confronti di tutti quelli che non si accorgono che, come diceva Walter Benjamin, "la casa sta andando in fiamme".

 

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