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Le viole d`inverno di Roberto Dall`Olio

È una sorpresa l’ultima raccolta del bolognese Roberto Dall’Olio, Viole d’inverno (Edizioni Kolibris, 2013), il quale ha servito sin dagli esordi i valori civili e collettivi con il proprio verso limpido e deciso. Il poeta, con alle spalle una veduta dal primo piano del Liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara, dove insegna Storia e Filosofia, dedica nell’intervista la recente pubblicazione all’amico Roberto Roversi scomparso lo scorso anno, leggendo una sua lirica all’Italia; amico a cui deve l’esordio nel 2005 con il volume Per questo sono rinato, edito da Pendragon. «Dall’Olio si domanda pubblicamente se abbia senso oggi un canzoniere d’amore e si risponde svernando e svelando cosa significhino per lui le viole d’inverno: è un evento più unico che raro che sboccino tanto precocemente e perciò sono fragili, poiché la stagione è ancora rigida, è difficile per loro reggere il freddo sullo stelo. Le viole diventano allora il simbolo dei pensieri amorosi dedicati alle donne e tanto si diffondono, si diramano dentro l’uomo quanto i fiori da uno spazio verde all’altro, con o senza l’intervento della primavera. La rima è la sola identità metrica impiegata dal poeta per gestire il magma sentimentale offerto alla versificazione, realizzando che un discorso amoroso sincero e radicato non raggiunge mai una struttura risolta o risolvibile, se non in frammenti, come scrisse Barthes, o in squarci di uno zibaldone privato, come fece Serafini in Dopo l’amore (Mobydick, 2004). La rima è il paradigma con cui Dall’Olio si avvicina alla tradizione stilnovista italiana, specialmente a Guido Cavalcanti, per una sua necessità interiore. I semi delle viole sono il lascito delle donne amate nel corso di una vita, e lo testimonia il lungo periodo durante il quale il canzoniere è rimasto a riposo nel cassetto della sua scrivania. Anche Cartesio avrebbe potuto innamorarsi, secondo lui, e paradossalmente mettere in dubbio ogni certezza logica perseguita, in cambio di un volo pindarico con la sua lei; difatti il π raffigura concettualmente una forma definita, associata a un cifra indefinibile dopo la virgola, un contenuto incessante in valore decimale. La spinta dell’uomo a superarsi, a migliorare, sta nel suo limite irraggiungibile, la nostra natura imprecisa e beata» (Matteo Bianchi).

 

 

VIOLA D’INVERNO

 

 

suona viola d’inverno

addomestica il vento

chiudi il mondo nelle stanze

di ciò che trema

al solo sussurrare

suona viola d’inverno

senti i fiumi danzare

i passi sulle nuvole

l’aria domani l’aria

che tu suonerai

sarà pianto di neve

per un graffio

del sole

 

 

Roberto Dall’Olioè nato a Medicina (BO) nel 1965. Laureato in filosofia, attualmente insegna Storia e Filosofia al Liceo Classico "Ariosto" di Ferrara. Ha pubblicato il saggio Entro il limite. La resistenza mite in Alex Langer (La Meridiana, 2000) e le raccolte poetiche Per questo sono rinato (Pendragon, 2005, più volte ristampato); La storia insegna (Pendragon, 2007); Il minuto di silenzio (Edizioni del Leone, 2008), che ha raccolto alcuni importanti riconoscimenti;La morte vita (Edizioni del Leone, 2010);La notte sul mondo. Auschwitz dopo Auschwitz, con note di Terracina e Fiano (Moby Dick, 2011); e il recente Viole d’inverno. Canzoniere d’amore (Edizioni Kolibris, 2013), con note di Umberto Piersanti e Giampiero Neri. Redattore della rivista “Inchiesta”, vive a Bentivoglio, nel bolognese, dove è assessore all'intercultura, nonché presidente della locale sezione dell'A.N.P.I.

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