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Maria Candida Ghidini, Dostoevskij

“Dostoevskjj riforgia il romanzo ottocentesco e finisce per scardinarlo, per intaccare dal di dentro il realismo e la struttura stessa del romanzo”: nel suo saggio Dostoevskij, pubblicato da Salerno editore, Maria Candida Ghidini costruisce un percorso attraverso le opere del grande scrittore russo, da Povera gente ai Fratelli Karamazov, analizzandone lo sperimentalismo letterario, il rapporto con la Storia, le scelte lessicali, la visione ideologica. La vita travagliata di Dostoevskij emerge qua e là nei suoi romanzi dove affiorano in particolare la condanna a morte evitata per un soffio, i lavori forzati, l’epilessia, le ristrettezze economiche, il demone del gioco, gli amori travagliati, il vagabondaggio per il mondo, ma quello che più conta è che la scrittura dostoevskijana si fa carico della prima vocazione della letteratura e dell’arte: “uscire dai propri confini ed essere piú di se stesse”.

Con Maria Candida Ghidini abbiamo scelto quattro parole chiave nell'opera di Dostoevskij: sottosuolo, confessione, infanzia e male. 

Maria Candida Ghidini è nata nel 1960. Insegna Letteratura russa all’Università di Parma. Ha tradotto L’idiota di Dostoevskij, si interessa della ricezione di Shakespeare in Russia, Figure dell’immaginario europeo. Amleto (e Ofelia) in Russia, Parma 2014. Dirige la rivista La torre di Babele.

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