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Neruda ovvero la trasparenza dell’immagine

 Neruda ovvero la trasparenza dell’immagine

di Francesca Garofoli Neruda è un poeta chiaro, limpido. All’apparenza non sembra lasciare enigmi irrisolti. Travolge tutto con la spontanea esibizione del verso. Eppure… è un poeta dalla mille metamorfosi: è lui il cantore dell’amore, dell’eros e della passione; l’uomo impegnato sul piano politico e sociale; la voce dei poveri e degli emarginati; il vate della memoria e del dolore; lo scrittore catturato dal fascino della sua stessa vita. Tanti sono i volti che si potrebbero dare a quest’autore, salvo poi ricordare che dietro quelle che i critici chiamano “fasi” c’è un organismo vivente. Neruda stesso – in un’intervista rilasciata a Rita Guibert (minimum fax, 2000), l’unica che abbia mai rilasciato – affermava: “La mia poesia è come un organismo vivente: infantile quando ero ragazzo, giovanile quando ero giovane, sconsolata quando ho sofferto, combattiva quando sono dovuto intervenire nella lotta politica. Ho sempre scritto per una necessità interiore”. Di sicuro, il suo canone di vita e di poesia era la trasparenza: l’anima di un popolo che ha finito per soccombere alla dittatura, ma senza mentire a se stesso. Tutto quello che Neruda ha fatto o scritto l’ha fatto col cuore e con l’energia di un fiume dirompente. Le testimonianze raccolte per celebrarne il centenario della nascita – Giuseppe Bellini e Teresa Cirillo, due esperti di letteratura ispano-americana, nonché traduttori di Neruda in Italia, e Patricia Rivadeneira, direttore artistico del centenario nerudiano – ci mostrano aspetti a volte contraddittori, sebbene ugualmente autentici, della stessa persona. Credo che nulla, meglio delle parole dedicategli da Federico García Lorca, possa spiegare l’enigma Neruda e la molteplicità del suo scrivere: “Blocchi sul punto di sprofondare, poemi sostenuti sull’abisso da un filo di ragnatela, sorriso con una leggera sfumatura di giaguaro, grande mano coperta di vello che gioca delicatamente con un fazzolettino ricamato”. È questa la grandezza di Neruda: un senso trionfale, violento e al tempo stesso sensuale della poesia.

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