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Peppe Fiore: il back stage del mio libro

Ambientato alla Montefoschi, una ditta modello che produce latte e latticini,  il secondo romanzo di Peppe Fiore, Nessuno è indispensabile racconta un luogo di lavoro che uccide letteralmente i dipendenti. Al centro del libro ci sono dei suicidi a catena: un’impiegata si dà fuoco nel magazzino delle scope (e viene ritrovata da un bambino terribile che, in gita scolastica, s’intrufola ovunque); un altro si taglia le vene nel bagno aziendale; uno si attorciglia un cavo al collo, l’ultimo si schianta contro la mucca all’ingresso. Toccherà all’antieroe Michele Gervasini aggirarsi tra colleghi vivi e colleghi defunti cercando di dare un senso a quanto lo circonda. Nell’intervista Peppe Fiore apre ampi spiragli sul back stage della sua scrittura: dal fatto di cronaca che lo ha ispirato (l’epidemia di suicidi alla France Telecom di qualche anno fa), al tentativo di riprodurre lo stile della commedia all’italiana usando in chiave comica personaggi stereotipati, all’amputazione volontaria di molte pagine e di molte storie.

Peppe Fiore è nato a Napoli nel 1981. Vive e lavora a Roma. Ha pubblicato due raccolte di racconti, L’attesa di un figlio nella vita di un giovane padre, oggi (Coniglio Editore 2005) e Cagnanza e padronanza (Gaffi 2008) e due romanzi La futura classe dirigente (minimun fax 2009) e Nessuno è indispensabile (Einaudi 2012).   

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