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Poetryclip: Silvia Bre

Sei poeti - Silvia Bre, Corrado Calabrò, Maurizio Cucchi, Valerio Magrelli, Vanni Pierini, Valentino Zeichen - leggono e interpretano loro brani in altrettante clip originali e inedite. Sette testimoni - Giorgio Albertazzi, Gino Castaldo, Max Gazzè, Sebastiano Maffettone, Melissa P., Sandra Petrignani, Paolo Villaggio - parlano del loro rapporto con la poesia.

Poetryclip nasce dal desiderio di provare portare’la poesia in TV, usando con creatività il mezzo televisivo e rispettando i poeti e la poesia. Così, per sperimentare una via innovativa, è nata l’idea di realizzare delle vere e proprie ‘clip’di brani poetici di alcune tra le più autorevoli e/o interessanti voci della poesia contemporanea, sull’esempio delle clip musicali. Il poeta “canta”per traslato la propria poesia. Senza accompagnamento musicale, però; senza alterare il ‘codice espressivo’della poesia, che prevede che il ritmo e l’impiego delle tecniche e delle figure ad essa proprie sia tutto ciò di cui la poesia ha bisogno. Alla voce del poeta si affiancano immagini, organizzate attraverso una ‘sceneggiatura’ che è al tempo stesso intimamente connessa alla lettura, ma ‘autonoma’rispetto al suo significato letterale. Al termine di ciascuna clip scorre, lentamente, il testo del brano, che può quindi essere letto e ‘rimeditato’.

La seconda puntata, intitolata "I poeti e l'amore”, contiene la clip di Silvia Brè. In un surreale dialogo con se stessa la poetessa di origini bergamasche racconta una lacerante rottura nel brano senza titolo.

 

SENZA TITOLO

Il corpo sta alla terra come il cuore all’addio
bestie intrecciate che si appartengono per destino
nonostante la lotta.
Prima si perde il sonno, poi i capelli, poi
tante parole fino a io, quella che tiene tutto.
Dopo dilaga l’urlo che stava quieto per educazione,
si rende l’anima al cielo da cui cadde – sei animale,
sei pronto.
C’è un ordine, in ogni morire, che conquista.

Di che cosa ragiono? più di nulla,
prevedo i temporali,
lascio che l’autunno mi riguardi, resto fuori,
faccio equazioni fino all’alba
tra un’aquila e uno specchio, scommetto
di tramutare
un sasso nel sasso di sempre
sotto gli occhi degli altri,
che ogni cosa sia la cosa stessa se la guardo.
Sento che è poco,
voglio che sia meno.
Sognare un ago immenso che cuce inutilmente il cielo.

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