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Romana Petri: il mio incontro con Osac

Il mio cane del Klondike, il nuovo libro di Romana Petri (Neri Pozza) è il racconto di un amor fou. Lui è bipolare, disadattato, possessivo, privo di senso dell’umorismo; bello, selvaggio, ardito, eroico, temerario. Lei se ne innamora a prima vista e subisce a causa sua mille disagi. Tutti le dicono di sbarazzarsi di lui, lei non sta a sentire nessuno. Passano insieme una memorabile vacanza in Bretagna; quando lei si distacca, lui, che vorrebbe solo starle sempre appiccicato, entra in una profonda depressione da cui non si solleva più. Conta che il soggetto di questo amore non sia un essere umano ma un cane trovatello? Dal punto di vista del lettore non conta. Romana Petri ci trascina in quest’avventura, ci descrive così bene il mondo di Osac, le sue tre rughe sulla fronte, il suo terrore di venire abbandonato (aveva un anno quando è stato trovato e il trauma di perdere i suoi padroni non lo supererà mai), la sua espressività (lei gli attribuisce un linguaggio compiuto), che tutto nella loro relazione risulta credibile, oltre che avvincente.

Con Romana Petri abbiamo parlato dei contenuti e della lingua di questo libro.

 

Romana Petri è nata a Roma e vive attualmente tra questa città e Lisbona. Traduttrice, editrice e critico letterario collabora con ttl La Stampa, il Venerdì di Repubblica, Corriere della Sera e Il Messaggero. Tra le sue opere: Ovunque io sia, Alle Case venie, I padri degli altri, La donna delle Azzorre, Dagoberto Babilonio, un destino, Esecuzioni, Tutta la vita, Figli dello stesso padre, Giorni di Spasimato amore, Le serenate del Ciclone.

 

 

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