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Sulla traduzione: Anna Mioni

"Il traduttore è lo sherpa del mondo editoriale, porta i vari autori in cima alle montagne però vive nell'ombra. Spesso non viene citato nelle recensioni, né viene invitato alle presentazioni dei suoi autori. In parte è giusto, perché il traduttore vive dentro la propria traduzione, ma è altrettanto giusto che il suo lavoro venga riconosciuto".

Anna Mioni racconta il mestiere della traduzione, tra arte, tecnica, insegnamento, crisi editoriale e riconoscimento di status. Al fervido dibattito in Rete ha anche contribuito partecipando con il Sindacato Traduttori alla stesura di un Decalogo per il processo della lavorazione delle traduzioni. Il resto è una passione che parte da lontano: "Tradurre è un talento molto simile a una malattia cronica di cui non ti puoi liberare", dice ancora a Rai Letteratura.

Dal 1997 Anna Mioni ha tradotto quasi sessanta libri dall’inglese e dallo spagnolo (Edith Wharton, Jonathan Coe, Douglas Coupland, Lester Bangs, Tom McCarthy, Sam Lipsyte, Jon McGregor…). È tra i segnalati al Premio Monselice per la traduzione nel 2008 e 2009. Ha lavorato nelle redazioni di Aries (Franco Muzzio Editore, Arcana) e Alet Edizioni. Per tredici anni è stata bibliotecaria digitale part-time. Insegna traduzione al Master “Tradurre la Letteratura” della FUSP di Misano Adriatico (RN) e tiene seminari per l’ Associazione Griò e la European School of Translation. Nel marzo 2012 ha lanciato la sua agenzia letteraria internazionale, AC² Literary Agency.

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