Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

The Butler

 The Butler

Macon, Georgia, 1926. Mentre il ragazzo Cecil Gaines lavora in un campo di cotone, vede il padre trucidato dal suo datore di lavoro, dopo che quest’ultimo aveva fatto violenza alla moglie. Avendo egli appreso dalla bianca matriarca della piantagione a svolger le mansioni del domestico, il giovanotto s’allontana da un Sud profondamente segregazionista in cerca di una vita più dignitosa. Il proprio percorso di crescita professionale lo conduce a svolger l’incarico di maggiordomo presso la Casa Bianca. Manterrà codesto ruolo sotto ben 7 presidenti, dagli anni ‘50 agli ‘80, da Eisenhower a Reagan: fino all’elezione di Barack Obama, vissuta dal nostro quale pensionato.

 

Non è nuova, l’idea di narrare una vicenda dal punto di vista di chi sta ai piani bassi. Al cinema, ad esempio, è memorabile Anthony Hopkins stregato dalla governante Emma Thompson in “Quel che resta del giorno” (1993) di James Ivory; oppure Julia Roberts, fantesca sfortunata presso il dr. Jekyll in “Mary  Reilly” (1996) di Stephen Frears; od ancora, il ritratto di servitù corale dipinto da Robert Altman nel bellissimo “Gosford Park” (2001). Il di più d’ambizione pulsante in “The Butler”, diretto da quel Lee Daniels noto al pubblico per avere firmato “Precious” (2009), sta nell’ambizione di raccontare, attraverso la storia di un “negro di casa” (è questo l’appellativo affibbiato dai bianchi alle persone di colore che prestavano servizio presso di loro), il lungo percorso del popolo nero per arrivar prima a una reale integrazione e, infine, a veder eletto uno della loro razza al più alto scranno raggiungibile negli Usa.

 

I piccoli eventi dell’esistenza del protagonista scorrono sullo schermo negli anni della lotta per i diritti civili, degli assassinii politici, del Vietnam, delle Pantere Nere, del Watergate, della crisi petrolifera, del reaganismo economico. La Storia vista da Cecil lo contrappone al figlio, militante nero di solidi principi in ribellione contro la politica del quieto vivere perseguita, invece, dal padre. E’ detto scontro di posizioni che, in qualche modo, ha informato i giudizi critici sulla pellicola, in America: per dire, il “Washington Post” ha tirato fuori l’accusa di “ziotommismo” in genere riservata ai neri collaborazionisti, biasimando senza remore quella che è vissuta come l’impotenza di Cecil a dire basta di fronte ai soprusi patiti dalla propria gente; per contro, il “New York Times” ha ritenuta fertile l’ambiguità presente nella pellicola, perché alla fine rappresentativa di quella sorta di “sdoppiamento” che ha consentito agli individui di colore di far valere le proprie ottime ragioni.

 

Senza entrare in polemiche che ci paion speciose, non si può negare che “The Butler” sia un film formalmente tradizionale, non rifuggente da certe trappole del sentimentalismo (verso la conclusione, divengono pressanti i tentativi di esazione della lacrima), ma neppure arretrante di fronte a giudizi assai severi su di una certa ipocrisia americana (il paragone fra i campi di cotone e quelli di concentramento suona forte, duro). E’ buono il lavoro di adattamento fatto sulla biografia del vero “butler”, Eugene Allen (poi raccontata in un articolo del giornalista Will Haygood): ed il cast si è dimostrato duttile e affiatato. Se troppi sono i “cameo role” affidati a divi, od ex tali (da Robin Williams a Jane Fonda, da Liev Schreiber ad Alan Rickman), la coppia che guida le danze è strepitosa. Da Forest Whitaker - un Cecil mirabile - non v’era da attendersi meno, ma stupefatti lascia la prova d’attrice di Oprah Winfrey: nei panni della consorte del personaggio principale, è alcolista e fumatrice instancabile, seduttrice del vicino e madre amorevole; creatura bisognosa d’amore, inoltre. Sempre credibile fino nei dettagli, attendibile in ogni sfumatura psicologica, si pone come seria candidata ad un Oscar che, a nostro avviso, ampiamente meriterebbe.

                                                                              Francesco Troiano

Tags

Condividi questo articolo