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Vera Pegna, Autobiografia del Novecento

L’infanzia ad Alessandria d’Egitto, il nonno lettore, gli studi da interprete a Ginevra, il lavoro per l’IBM: nel memoir di Vera Pegna, Autobiografia del Novecento, Storia di una donna che ha attraversato la storia, pubblicato dal Saggiatore, accanto all’impegno lavorativo, fondato sulla parola e sulla traduzione, c’è l’impegno politico, scoperto precocemente e mai abbandonato. Spinta dal mito di Danilo Dolci, la giovane Vera approda in Sicilia; s’iscrive poi al Partito comunista e a Caccamo intraprende una coraggiosa lotta contro la mafia. In prima fila nel Comitato Vietnam, difende la causa palestinese e si schiera per l’ateismo. È la stessa Vera Pegno a condensare il senso del libro: “questo mio racconto parte da quando ero piccola e sentivo intorno a me parlare del senso del proprio onore, dell’autonomia di giudizio indispensabile per scegliere quale persona si vuole essere e da che parte della società si intende stare. Con l’andare degli anni ho capito che tale scelta è possibile, se solo vogliamo davvero compierla.”

Una storia di coerenza con i propri principi e di desiderio di incidere sul proprio tempo: "non considervao la mia persona tanto importante da smettere di lottare": questa la conclusione dell'intervista a Vera Pegna. 

 

Vera Pegna è nata ad Alessandria d’Egitto nel 1934 da padre italiano e madre ungherese, si è laureata a Ginevra, ha militato nella Federazione comunista di Palermo, è stata consigliere comunale a Caccamo, ha fatto parte del Comitato Vietnam a Milano. Come interprete di conferenza ha lavorato in Europa, Asia e Africa.

 

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