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Roberto Alajmo, L`estate del `78

“È difficile stabilire il momento in cui si prende commiato da una persona. I momenti sfumano, si susseguono, sfuggono al controllo che cerchiamo di esercitare su di essi. Certe volte non lo sai, ed è l’ultima volta. Altre volte pensi che sia l’ultima, e non è l’ultima per niente. Come in certi addii alla stazione, quando il treno sembra sul punto di partire e non parte mai.” È un libro sui commiati L’estate del ’78 di Roberto Alajmo (Sellerio): quello dal padre durato dieci anni (dal primo ictus ai successivi, sempre più debilitanti, fino alla morte) e quello traumatico dalla madre, che costituisce il centro intorno a cui ruota tutta la narrazione. L’estate del ’78 si distingue dalla memorialistica corrente in virtù di una splendida lingua, sempre aderente all’oggetto, e di un tono particolare in cui s’intrecciano dolore e ironia. Elena (nella realtà mamma; nel libro in quanto personaggio chiamato con il nome proprio) viene evocata ad apertura di libro, l’ultima volta in cui il figlio la vede in vita. Lui studia per la maturità con gli amici a Mondello, lei si fa trovare davanti casa a sorpresa (due anni prima i genitori si sono separati e Roberto e il fratello vivono con il padre). Un breve momento d’imbarazzo, un saluto veloce; Roberto non sa che qualche mese dopo andrà lui da lei e apprenderà da un poliziotto che “la donna è deceduta”. Pagina dopo pagina scopriamo le passioni e le fragilità di Elena, che ha conosciuto Vittorio a diciassette anni, è rimasta incinta del primo figlio, si è sposata, ha insegnato alle elementari con metodi innovativi, ha preso troppi barbiturici per il mal di testa, è stata troppo a letto, troppo ricoverata, ha dipinto con un certo talento, ha avuto un amante, ha lasciato i figli al marito dopo il divorzio, ha tentato il suicidio due tre volte e c’è infine riuscita. A Roberto questo gesto ha causato una ferita che solo la paternità a trentacinque anni ha sanato: la preoccupazione verso il proprio figlio diventa accettazione della necessità di stare al mondo. Un libro su di sé (ci sono anche le fotografie familiari) in cui il lettore trova di che riflettere sul proprio passato e sulla vecchiaia e i suoi carichi.

Roberto Alajmo è nato a Palermo il 20 dicembre 1959. Giornalista professionista, dal 1988 è assunto al TG3 Sicilia della RAI e collabora con diverse testate nazionali.. Il suo primo romanzo pubblicato è stato nel 1986 Una serata con Wagner. Con il romanzo Cuore di madre è secondo classificato al premio Strega. È stato docente a contratto di Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo e consigliere d'amministrazione del teatro Stabile di Palermo. Il suo romanzo È stato il figlio è diventato un film per la regia di Daniele Ciprì. Dal 2013 è direttore dell'Ente Teatro Biondo Stabile di Palermo.