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Voci arabe

Il Salone del Libro di Torino ha ospitato un focus sulla cultura araba attraverso le sue fonti letterarie. Tra gli scrittori che sono stati presentati al pubblico abbiamo scelto sei narratori, che ci sono parsi rappresentativi dell’estrema ricchezza di varietà di temi e di stili di questa cultura. Si va da Tahar Ben Jelloun, autore per Nave di Teseo del romanzo Il matrimonio di piacere, all’algerino Boualem Sansal (2084. La fine del mondo, Neri Pozza) che descrive un mondo dominato dal totalitarimo fondamentalista a Mahi Binebine, marocchino, con il suo Il grande salto (Rizzoli) dedicato a un ragazzo di Casablanca che diventa un attentatore suicida. Salem Haddad in Ultimo giro al Guapa (tradotto da e/o) racconta disillusioni private che si specchiano nella grande delusione storica rappresentata dal fallimento delle primavere arabe. Il sesso è l’argomento al centro del romanzo Il giardino dell’orco (Rizzoli) di Leila Slimani: una donna sfugge all’incubo della mediocrità offrendosi a tutti gli uomini che incontra. Con il turco Murat Uyurkulak (Tol, Storia di una vendetta, Passigli) siamo invece immersi in una Turchia antidemocratica caratterizzata da un crescendo di attentati.